Intervista su Ekko Filmmagasinet

Thea Torp della testata danese Ekko Filmmagasinet mi ha intervistata oggi, in connessione alla mia partecipazione domani sera al Copenhagen Short Film Festival, ed è stata una conversazione molto interessante! Le mie conoscenze del danese sono abbastanza limitate ma ho capito quasi tutto, e sono molto felice del risultato!

Prostitution er ødelagt kvindeliv” [“La prostituzione distrugge la vita alle donne”]
Af Thea Torp

En kvinde starter med at stå glitrende hvid på en bryllupskage, men siden tvinges hun ud i prostitution i stop-motion-filmen The Wedding Cake.Instruktør bruger playmobilfigurer til at levendegøre en kvindes prostitutionshelvede i stærk kortfilm på Copenhagen Short Film Festival.
Sex er ikke altid bare for sjov.
I stop-motion-kortfilmen The Wedding Cake af den svensk-italienske instruktør Monica Mazzitelli bliver en uønsket graviditet første skridt på en helvedesvej.
Hendes mand vil ikke høre tale om en abort. Han efterlader hende med to små børn og en gæld, som kvinden må tilbagebetale. I desperation kontakter kvinden en alfons. Mod filmens slutning ligger hun i en mørk seng omgivet af midnatssorte playmobil-mænd. The Wedding Cake kan ses fredag den 9. oktober i serien Female Perspective på Copenhagen Short Film Festival.
”Langt størstedelen af de kvinder, der havner i prostitution, gør det som kvinden i historien på grund af fattigdom,” fortæller Monica Mazzitelli, der står bag prisvindende kortfilm som Dignity og The Coltrane Code.
De seneste fire år har den 56-årige instruktør og forfatter arbejdet med kvinder, der kæmper for at komme ud af prostitution i Sverige.
Her lærte hun også kvinden bag historien at kende.
”Jeg ville lave kunst ud af de historier, jeg hørte fra kvinderne. Det var for at give noget tilbage igen. Deres liv er jo blevet bestjålet dem. Jeg gjorde mit bedste for at gøre deres historier interessante og smukke. Give dem en stemme!” siger Monica Mazzitelli.

Continua a leggere

“Mangialibri” recensisce “Di morire libera”!

Una bella e intensa recensione di Francesco Marilungo per Mangialibri su “Di morire libera”! Una recensione molto politica che non può che farmi molto piacere (foto a parte!).

“Provincia di Terra di lavoro, anni ’60 del 1800. Dopo che a Teano Garibaldi ha consegnato a Vittorio Emanuele II di Savoia il Regno delle due Sicilie, qualcuno chiama quella zona “culla dell’Unità d’Italia”. Ma non per tutti quella culla custodisce una nascita benaugurata. Francesco II Re di Napoli è esule a Roma, ospite del papa al Quirinale, ma nelle terre del suo regno c’è ancora chi aspetta e spera nel suo ritorno. Continua a leggere

“Di morire libera” recensito da Barricate di Carta!

Che enorme soddisfazione questa recensione di Sara Spina per Barricate di Carta a proposito di Di morire libera!!

È una delle più profonde recensioni che abbia avuto fino a oggi, ho sentito le parole vibrare con la stessa veemenza con cui le ho scritte, un’emozione stupenda…

Perché leggere “Di morire libera” di Monica Mazzitelli?
Quale il pregio di questo testo?

Una sola risposta a queste domande Monica ci racconta la storia di una donna libera, Michelina Di Cesare, la storia di una donna “Michelina, con quegli occhi che bruciano e lo sguardo che non abbassa mai”, una donna che “non crede ai re, alle regine, ai preti, ai vescovi, ai generali,ai marchesi, ai baroni. E neanche ai compaesani, ai famigliari.”,

Una donna che ha pienamente compreso quale è la sua condizione sociale e cosa può fare per uscirne.

Così Michelina si rivolge a Ciccio “Nui se putimmo solo ribbellà alla vita”, “i so libera, nisciuno me pote ricere che teng’a fa”.

Un altro pregio in verità di questo libro è quello di aver ricostruito in maniera dettagliata attraverso documenti di archivio e trascrizioni originali un pezzo di storia poco indagata.

Continua a leggere

Recensione di “Di morire libera” su La Stampa

Un magnifico elzeviro di Letizia Tortello sulle pagine culturali de La Stampa, del 01-02-2020

Michelina Di Cesare la “briganta femminista”

“Non cercatemi nelle foto scattate con il vestito paesano, con il fucile in mano e il revolver, io non sono quella”. Michelina Di Cesare è la donna “della foto morta ammazzata, con lo zigomo sporco della terra su cui mi hanno trascinata, con le pallottole sparate sulla schiena che non vedete, quella a cui hanno sputato in faccia” nuda, spogliata con il seno di fuori per venire irrisa mentre veniva ammazzata da ladra e criminale, una donna incinta. “Sono quella che non voleva una vita sottomessa. La mia vita l’ho scelta e l’ho vissuta, mi andava bene di morire, ma di morire libera.” Continua a leggere

Recensione di “The Wedding Cake” su Ubiquarian

Che piacere questa positiva recensione su “The Wedding Cake” firmata da

The winner of the RVK Feminist Film Festival’s International Sister competition is The Wedding Cake, a very peculiar animated short film written and directed by Monica Mazzitelli. It’s a film that further blurs the line between the documentary and fiction via stop-motion animation using the Playmobile figures as characters and objects and the titular wedding cake that, over the course of the film’s under four minutes of runtime, gets eaten away. Next stop for the film will be the Reality Bites programme of the Gothenburg International Film Festival. Continua a leggere

Recensione di “Di morire libera” su Le Monde Diplomatique

Una bella e ragionata recensione di “Di morire libera” (Lorusso Editore) uscita su Le Monde diplomatique – il manifesto di oggi!
Enzo Di Brango scrive:
“Scrittice, regista e femminista resistente, Monica Mazzitelli ha voluto misurarsi al femminile, con un tema che solo negli ultimi anni ha cominciato a prendere consistenza nei dibattiti storico-sociali. Il racconto, sviluppato su fonti storiche consultate in archivi e biblioteche, restituisce ai lettori l’immagine di una donna guerrigliera, Michelina Di Cesare, che la vulgata “brigantista” spesso nostalgica di monarchi e condottieri, aveva relegato al ruolo di testimonial più per l’avvenenza derivata da foto farlocche (una modella abilmente travestita e spacciata per la brigantessa) che per la sua storia vera di combattente morta con il fucile in spalla.
Come citato nell’introduzione, l’autrice rimane fedele a quanto a suo tempo asserì la storica francese del femminismo Arlette Farge: «Parlando delle donne e della loro storia non si tratta neppure di riempire uno spazio bianco perché non c’è nessuno spazio bianco da riempire: bisogna solo ripassare con la matita nera i segni cancellati il cui tracciato è, però, ancora bene individuabile, di un disegno di cui nessuno si è preoccupato mai». Continua a leggere