Appunti imprecisi dal Göteborg Film Festival

Si è appena conclusa la 39° edizione del Göteborg Film Festival, il più importante evento cinematografico svedese. I numeri sono imponenti, viene da dire commoventi: circa 450 proposte tra lungometraggi, documentari, corti e retrospettive, spalmati in un frenetico calendario di soli undici giorni. Anche con la migliore buona volontà, non sono riuscita a vederne che una percentuale piuttosto esigua, ma è stata un’esperienza comunque appagante e stimolante.

La prima cosa che voglio comunicare è la mia sorpresa: il nostro pianeta riluce di bellissimi film, che quasi nessuna sala cinematografica proietta. Ma queste pellicole ci sono! Mi sono sentita come l’amico di Peter Pan che improvvisamente ritrova i pensieri felici che lo fanno volare: letizia e cuore larghissimo per tutte queste storie che i registi si ostinano a voler raccontare e che i produttori, spesso anche finanziati dai rispettivi organismi statali, hanno il coraggio spavaldo di produrre.

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“Il racconto dei racconti”: Garrone iperrealista.

In questo periodo ho chiuso un cortometraggio e sto finendo di montare un documentario: ciò si traduce in 12-14 ore al giorno di lavoro festivi compresi: realisticamente, non riuscirò mai a trovare il tempo per scrivere una delle mie ragionate recensioni sul suo ultimo splendido film. A malincuore, perché so già che anche qui avrei bisogno di toccare mille aspetti, dagli impianti mitologici antichi e la tragedia greca con i suoi archetipi, fino alla tradizione recente della fiaba, per concludere con le religioni: non solo il panteismo olimpico e la ybris umana dell’imitarlo, ma le molte declinazioni dei Sette Vizi Capitali.

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Il Nordic Film Fest 2015

nordic film 2015Si è appena conclusa la quarta edizione del Nordic Film Fest della capitale -appuntamento sempre più imperdibile e seguitissimo dal pubblico romano- organizzato e presentato da Antonio Flamini di Itale20 con la consueta sensibilità, intelligenza e perizia di ogni anno, insieme alle 5 ambasciate nordiche (Danimarca Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) e il Circolo Scandinavo, curato dall'ottimo Ingo Arnason, islandese. Tantissime pellicole per un totale di cinquanta ore di proiezioni: sarebbe stato impossibile vederle tutte in un lasso di tre giorni, ma sono riuscita a godere di ben sei ottimi lungometraggi.

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Ingrid Bergman, una donna libera

Da poco inaugurata una mostra dedicata alla grandissima attrice svedese, allestita al primo piano della Casa del Cinema di Roma, dove resterà aperta −con ingresso gratuito− fino al 23 maggio 2015. Due sale allestite in collaborazione con il Nordic Film Fest, che apre i battenti domani, dall’associazione Culturale Santa Marinella Viva, che ha curato una sala con 30 scatti di vita personale dell’attrice nella sua villa di Santa Marinella, e 62 immagini dei personaggi portati da lei al cinema o in teatro, a cura del giornalista Rosario Tronnolone.

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Il Nolan più convenzionale ma sempre emozionante di “Interstellar”

Forse nessuno degli amanti del regista contemporaneo più cerebrale in circolazione ritiene che Interstellar sia la sua migliore pellicola. Anzi, molti dei suoi estimatori si sono dichiarati delusi. Forse perché gli “omaggi” a Tarkovski e a Kubrik sono troppo evidenti, fino a diventare delle citazioni o contro-citazioni, o forse perché, al di là della complessità dell’idea dei wormholes, o della legge gravitazionale, troppe cose sono alla fine “spiegate”, e a volte il formato è quello da famiglia felice americana, soprattutto all’inizio, dove alcuni dialoghi ingenui e paternalisti, a volte un po’ stucchevoli, rendono il film troppo spielberghiano (regista per il quale era stato inizialmente pensato il film): che non è ciò che gli amanti di Nolan cercano. E i più affezionati o i più puntigliosi hanno notato qualche incoerenza di sceneggiatura, sì, anche qualche errore sul piano scientifico, che ha tolto il piacere della perfezione di congegno goduta altrove, per questo regista. E il concetto più importante, e molto nolaniano, dell’amor vincit omnia, per taluni è stata una scorciatoia.

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La migliore Svezia filmica al Nordic Film Festival di Roma 2014

vi horizontalSi è da poco conclusa la nuova edizione del Nordic Film Festival di Roma, manifestazione organizzata dalle cinque nazioni scandinave (Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Islanda) per accorciare le ormai comunque brevi distanze tra Italia e Nord Europa. Una vera manna per cinefili raffinati, che anche per quest’anno  hanno affollato la Casa del Cinema di Roma spesso non riuscendo a guadagnare uno dei posti di ingresso, peraltro sempre gratuiti – in questo senso, varrebbe forse la pensa di ripensare alla struttura del festival, cercando di distribuirlo su più sale. Il merito del tutto esaurito è da attribuire a una produzione filmica molto varia, di grandissima qualità, e ben ragionata e articolata dalle rappresentanze delle nazioni ospitanti. Curatissima la selezione: si può andare a una proiezione senza avere neanche idea di quale sia il film in programma.

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Un film che invece abbiamo visto: “Piccola Patria” di Alessandro Rossetto

Christian Raimo, uno dei migliori intellettuali in circolazione, ha lanciato quasi un guanto di sfida su questo film, scrivendo un pezzo per Minima&Moralia dal titolo “Un film che probabilmente non vedrete”, facendone ipso facto un dovere quasi etico. Ieri sera, al Cinema Aquila di Roma Pigneto, proiezione speciale con regista (Alessandro Rossetto) e parte del cast, sperando che dopo gli sgambetti della distribuzione – nonostante la buona accoglienza allo scorso festival di Venezia – questo film possa trovare il suo (giusto) pubblico.

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Sorrentino omaggia Fellini, ma spreca bellezza

Su questo blog non parlo quasi mai di cose che non ho apprezzato. Sono sensitiva e naif, penso sia meglio non immettere negatività nel cosmo, e la critica scatena energie da evitare: per me queste righe sono un piacere gratuito di condivisione con voi, non un mestiere. Ma farò un’eccezione per La grande bellezza di Paolo Sorrentino per due motivi principali: il primo è che alcuni lettori di Tu, quore mi hanno esplicitamente richiesto di scriverla (e alé!); il secondo è perché Sorrentino ha un grandissimo talento, che da solo merita menzione e attenzione. Se fossi la sua zia acida, gli direi di smettere di scrivere i soggetti delle storie che gira, e di cercare piuttosto belle sceneggiature scritte da altri. E l’altra cosa che gli direi, se fossi il suo zio arrogante, sarebbe di cercare di fare meno il fenomeno con la cinepresa, ché ogni inquadratura la gira arzigogolata per far vedere che è bravo e ha le idee, ma così diventa come quei bambini che giocano da soli ma si girano a guardare la mamma per farsi dire che son bravi: se lo spettacolo di marionette è fatto bene, non ti accorgi mai delle mani che muovono i fili. Non sempre la spettacolarità fa cinema, secondo me.

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Dal Film Festival di Setubal

Un festival molto ambizioso per una cittadina così sonnacchiosa.. ma i film erano interessanti.. ne ho scritto per L'Unità. Enjoy.

Bielorussia: finire in cella per aver fatto un film

Si svolge in questi giorni a Setùbal –carina e sonnacchiosa cittadina vicino Lisbona– un festival ambizioso, Festroia, che è arrivato al traguardo della sua ventinovesima edizione. Internazionale ma una vocazione molto europea, presenta una selezione indipendente e accurata di film scelti con curiosità e apertura, con una ricerca di valore artistico non solo nell’immagine ma anche nei contenuti emotivi. Non a caso ritroviamo sia Mika Kaurismäki, con il suo Road North, che soprattutto lo splendido Into the white, del regista norvegese Petter Næss (che abbiamo intervistato qui), uno dei più probabili e meritevoli vincitori della selezione ufficiale di questo festival, presentati entrambi allo scorso Nordic Film Fest di Roma.

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Un Gatsby comunque Grande per Baz Luhrmann

Avevo molto timore a vedere The Great Gatsby, dopo Australia il mezzo flop che aveva seguito uno dei miei film preferiti di tutta la storia del cinema: Moulin Rouge. Avevo paura perché il trailer riverberava un tentativo di ricreare proprio quelle stesse atmosfere, quel fragore sfrigolante, pareva quasi chiedere scusa della sua precedente piatta diserzione. E che un genio come Luhrmann facesse il verso a se stesso mi intristiva, irritava.
Senza voler leggere nessuna recensione sul film, sentendone solo un’eco di vento negativa, sono andata a vederlo in versione 3D; tanto valeva – in caso – farsi del male fino in fondo.

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