Nuova recensione di “20 sigarette”

Altra doverosa recensione del film di Aureliano Amadei per slowcult.. enjoy!!

Giusto il tempo di 20 sigarette per non morire a Nassirya 

Una pellicola decisamente interessante quella di Aureliano Amadei, filmmaker, scrittore e attore qui al suo esordio da regista di un lungometraggio con un film che racconta la sua storia personale: quella di uno sbarbatello simpatico e anarchico che il caso ha voluto far trovare a Nassirya proprio nel giorno dell’attentato alla base italiana in Irak. Un destino miracoloso quello di sopravvivere a una strage e avere poi la fortuna di raccontarla, nonostante una caviglia spappolata; chi crede al destino, in effetti, può pensare che il suo compito fosse questo: raccontarcela. Raccontare di un ragazzo senza divisa che si è dichiarato gay per non fare la naia, finito a piangere la morte di ragazzi in mimetica che non è più riuscito a disprezzare. Senza sentimentalismi, senza retorica e senza cambiare le sue idee, l’esperienza di Aureliano gli fornisce una chiave solo umana di lettura del mondo, ed è da questa che nasce la spinta del film, la sua forza. Si ride e si piange, ma il coinvolgimento resta pulito, antiretorico, autentico. Continua a leggere

Il booktrailer di “Auroralia” in concorso al Pisa Book Festival 2010

Il booktrailer girato esattamente un anno fa, il 22 settembre 2009, è da oggi in concorso a Pisa per il Book Festival e sono molto felice!

L’ho girato per “celebrare” un’antologia creata dall’immensa Gaja Cenciarelli su ispirazione di una magnifica foto di Jerry Uelsmann e pubblicata da Zona, a cui hanno partecipato con la loro scrittura moltissime persone veramente speciali che grazie a questo progetto si sono conosciute e anche volute bene. Ci sono ragioni affettive particolari per cui ho deciso di raccontare questa antologia con queste immagini, e credo che ancora oggi riescano a rappresentare quella emozione.

Ora La Compagnia del Libro ha bandito un concorso per booktrailer nel contesto del Pisa Book Festival e dato che Zona era tra le case editrici presenti ho deciso di presentarlo lì.

A questa pagina i corti in concorso, tra cui il mio. 

Se vi è piaciuto e volete votarlo potete andare a quel link e scrivere il mio nome, inserire le lettere di conferma antispam e cliccare su invia commento. Appare dopo qualche secondo.. grazie! <3

Recensione di “20 SIGARETTE” e intervista a Aureliano Amadei per L’Unità online

Sono troppo troppo  troppo felice che questo film di Aureliano Amadei sceneggiato insieme a Francesco Trento, autori insieme del memoir “20 sigarette a Nassirya” [Einaudi Stile Libero] abbia vinto di tutto alla sessione Controcampo Italiano della 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Venezia 2010.
Prima di perché Aureliano e Francesco sono due splendide persone, ok. Poi certamente perché avevo presentato io il libro a Einaudi anni fa, e ok anche questo. Ma questo valeva PRIMA di vedere il film. Ora che l’ho visto lo posso davvero gridare: andatelo a vedere, è un film stupendo!!!!!

L’ho recensito con un’intervista a Aureliano per l’Unità online, ecco qui:

Una storia molto personale, a Nassirya

Sarebbe davvero fare un torto a questo film pretendere che ponga e risolva questioni politiche e di morale universale, sarebbe persino ipocrita oltre che presuntuoso aspettarsi che la vicenda personale del regista, Aureliano Amadei, vivo per miracolo dopo essere volato con un piede spappolato nel cortile della caserma dei carabinieri a Nassirya durante l’attentato del 2003, Continua a leggere

Recensione di “Spiaggia libera tutti” di Chiara Valerio

Che piacere recensire questo libro così bello dell’immensa Chiara Valerio!  

La rece è appena uscita su LPELS (ripresa anche da slowcult), eccola qui:

La Macondo di tutti i sud del mondo

“Spiaggia libera tutti” di Chiara Valerio (Laterza) è un docufilm cartaceo su Scauri, il posto dove l’autrice è nata e cresciuta: galoppata nel far-(spaghetti)-west a cui questa giovane e ipertalentuosa scrittrice dedica un canto d’amore affettuoso, letterario, letteraturoso e molto comico, ma col patetico a fil di groppo.
Scauri come Macondo, il paese sudamericano dove è ambientato “Cent’anni di solitudine” di G. G. Marquez; Scauri raccontata con una prosa a metà tra Roberto Bolaño e Jerome K. Jerome – l’autore di “Tre uomini in barca”. E come nel capolavoro di Marquez questo libro porta nello sguardo complessivo il significato di un passaggio di consegne generazionale tra padri e figli, un lascito di continuità storica, morale, emotiva e sociale tra figli e genitori, nonni, bisnonni, e quelle persone che – pur non essendo parenti – appartengono dell’anima di un luogo al punto da esprimerne contenuti condivisi tra tutti, come antichi aedi. Continua a leggere

Ancora Andrea Chimenti: recensioni di Tempesta di Fiori

Ho scritto altri due pezzi su Andrea Chimenti, uno per La poesia e lo spirito, l’altro per Slowcult e TNT. Un po’ come è stato per Altai di Wu Ming, parlare di questo sorprendente e magnifico musicista è diventato quasi un esercizio di stile per me, con l’instancabilità che da sempre contraddistingue i miei ascolti di ottima musica.

Andrea Chimenti: Tempesta di Fiori

È uscito da poco “Tempesta di Fiori”, l’ultimo album del musicista aretino che si è già meritato recensioni vibranti e sentite: come nel suo stile, il raffinatissimo Andrea Chimenti ha prodotto ancora un lavoro estremamente ricercato e all’insegna di un’orchestrazione di suoni che abbraccia strumenti classici (corde, fiati, percussioni, vibrafono, clavicembalo, accordion, per citarne alcuni) con quelli più tradizionali del rock, non ponendosi alcun limite espressivo o melodico: ogni strumento, ogni partitura, addensano la cifra emotiva e stilistica di ogni brano rendendolo unico e diverso dagli altri, efficace.
Eppure c’è un’unità stilistica molto forte in questi dodici pezzi, una risposta forse all’imperioso divieto contenuto nel titolo del suo album precedente: “Vietato morire” (2004). Vietatissimo, perché la vitalità e la rabbia gioiosa di esistere con cui “Tempesta di Fiori” contagia chi ascolta è un antidoto a ogni pessimismo e spleen, dove anche nei pezzi più cupi emerge un’energia potente, più convinta e omogenea che negli album precedenti. Continua a leggere

Andrea Chimenti raccontato all’Unità online

Sono innamorata della sua musica e di tutto quello che fa. Andrea Chimenti lo conoscevo molto superficialmente da molti anni (una cosa che ha del misterioso e dell’incredibile per me, anche contando la collaborazione con David Sylvian, uno dei miei pilastri musicali, e la mia venerazione quasi trentennale per Gianni Maroccolo), fino a che il 14 maggio scorso il grande Tamagnini di Radio Città Aperta ha passato la sua cover di “Vorrei incontrarti” e dal primo attacco di quella chitarra distorta, quel piano e quel canto sono corsa davanti alla radio per sentire chi fosse quel musicista, quella voce. E ora sono pronta alla laurea in chimentologia, ma ne vale davvero la pena, “Tempesta di fiori” è il bell’album di quest’anno, qualsiasi cosa esca da oggi in poi, ma tutta la sua discografia è potente, densa, viscerale, splendida.

Ed è quindi con una certa emozione che vi propongo il mio pezzo uscito ora per Unità online. More to come, stay tuned…

Chimenti, tempestoso e felice
Di Monica Mazzitelli

Ci sono voluti cinque anni perché uscisse il nuovo album, ma l’attesa ci ricompensa: “Tempesta di Fiori”, il cd di Andrea Chimenti uscito il 30 aprile scorso, è un piccolo scrigno di capolavori. Ascoltatelo tutto quest’album, per tre volte, e tornerete a farlo: ogni pezzo vi chiamerà con la sua storia, la sua atmosfera, come la miniatura di un mondo da scrutare sotto una lente di ingrandimento. Continua a leggere

Mare fuso: la natura secondo Mimmo Jodice

Una lettura della mostra monografica dedicata al grandissimo fotografo Mimmo Jodice che si è appena conclusa a Roma, scritta per La poesia e lo spirito.

Mare fuso: la natura secondo Mimmo Jodice

Si è appena conclusa al Palazzo delle Esposizioni di Roma una mostra monografica su Mimmo Jodice, doveroso tributo a uno dei maggiori fotografi italiani di tutti i tempi. Un percorso soprattutto cronologico e implicitamente tematico che mette in contatto con la storia e lo stile di questo artista partenopeo che pur avendo viaggiato in tutto il mondo ha probabilmente espresso il meglio raccontando la sua Napoli.
Dagli  esordi sperimentali degli anni ’60 con foto strappate e sovrapposte (“Paesaggio interrotto”, “Frattura” o immagini di “Taglio” alla Fontana), passa presto a rappresentare il proletariato, non solo quello urbano con le fortissimi immagini di una “Ercolano” pasoliniana, o la serie dell’ “ospedale psichiatrico”, ma pure quelle della fabbrica, con alcuni scatti presi anche nelle acciaierie di Terni. Continua a leggere

Una lettura di “Stella distante” di Roberto Bolaño

Online da ieri sera questa mia lettura del breve romanzo di Bolaño (il primo che leggo interamente in castigliano!), pubblicata su LPELS.

La Stella di Bolaño non è mai troppo distante

Cordiale, eppure così ispido. Di Roberto Bolaño ho letto solo questo breve romanzo, Estrella distante (Stella distante), eppure mi sembra di conoscerlo. Non solo come scrittore, ma come uomo. Se dovessi girare un film su di lui saprei perfettamente come far muovere il protagonista, quali gesti, quali tic, l’inclinazione del mento, il tono della voce, che non ho mai visto o sentito. Perché lui – che si definiva prima di tutto un lettore, e solo poi uno scrittore – in queste pagine ci mette la sua essenza, alternando una narrazione romanzesca a lunghe disquisizioni sulla poesia, soprattutto quella latino-americana, con passione feroce. Così presente a se stesso ma simultaneamente facendo sempre un ossequioso passo indietro letterario, Bolaño ha sempre chiara la sua dimensione del gusto e la profonde come fosse materia inscindibile della narrazione, mai come digressione ex cathedra. Molto della sua anima e della sua poetica si capiscono leggendo l’ultima intervista che ha rilasciato qui, un testamento di intelligenza e passione, humor e umanità. Continua a leggere

“Notti magiche inseguendo goal” un racconto per il blog di Laura et Lory

Laura Costantini mi ha coinvolta in un progetto di scrittura “E se parlassimo di calcio?” che ha voluto essere una versione al femminile della frenesia calcistica da mondiali, da pubblicare sul blog che tiene insieme a Lori, l’amica con cui scrive e firma i suoi romanzi. Di calcio ne so quanto di curling, per cui ho scritto solo un ricordo di quando vivevo in Svezia, una storia che mi frullava da un po’. Eccola:

Notti magiche inseguendo goal

Il novanta è stato l’anno di molte cose. La mia laurea, il mio trasferimento a Stoccolma, il mio primo lavoro fisso. E i mondiali di calcio in Italia, ovviamente.
Io che quando scrivo mi costa quasi fatica metterci la maiuscola sulla parola Italia.
Mai stata nazionalista, neanche in senso folcloristico. E infatti mi sono laureata in Lingue Straniere, esterofilamente, con la media del 29.7; e con il centodieci in saccoccia passavo il mocio per terra nel negozio Benetton in centro a Stoccolma, il mio primo giorno di lavoro. Pensando che era marzo, e il freddo sarebbe durato fino a giugno. Continua a leggere

Joyce Carol Oates: la spietatezza della narrazione come unico risarcimento alla crudeltà.

Un nuovo pezzo (finalmente!) per La poesia e lo spirito dopo il lungo silenzio imposto dalla scrittura del romanzo, dedicato a J. C. Oates, che credo sia insieme a Toni Morrison la mia scrittrice preferita.

Non si è smentita J. C. Oates: al Festival Letterature di Roma 2010 ha letto un pezzo (il primo capitolo del suo nuovo romanzo in corso di scrittura) che celebra il filo rosso della sua durissima, splendida narrazione. Settantadue anni ben portati e ben vissuti, con decine di romanzi pubblicati negli Stati Uniti e tradotti in quasi ogni lingua, centinaia di racconti, e poi ancora saggi (molti sulla boxe), poesie, pièce teatrali, sceneggiature. Prolifica e grande artigiana della scrittura, la sua visione del mondo è sempre dalla parte dei deboli, a cominciare dalle donne. Non si fa incantare dalle supposte conquiste della donna occidentale e continua a procedere spedita nel denunciare abusi e soprusi vissuti ogni giorno, con un occhio femminile e femminista sul mondo, implacabile nel fotografare la società statunitense per quella che è. Continua a leggere