“Assedi e paure nella casa Occidente”: è uscita un’antologia di cui vado fierissima

Qualche mese fa mi ha contattata una persona che non conoscevo, Carlo Cannella, per chiedermi un contributo a un progetto antologico che stava curando per la sua neonata casa editrice Senzapatria.  Molto bello quando chi ti cerca non è un amico, pensi che se lo fa è perché ti ha letta e gli sei piaciuta davvero, vuole la tua scrittura, la sceglie tra le tante. Questo basterebbe quasi a farti sentire contenta e dire di sì. Ma in questo caso è stato diverso: qui c'era un progetto bellissimo che ho sentito fortemente mio, già dal titolo: "Assedi e paure nella casa Occidente".
Qualcosa di cui è NECESSARIO parlare, indispensabile, in una situazione dove la paura ha perso la "u" ed è diventata para, paranoia, filtro sociale, emotivo, sentimentale, scusa, appiglio, merce, consumo; un business sociale e politico. E ancora non sapevo che bella persona interessante fosse Carlo. Ora lo so, e sono ancora più orgogliosa di essere stata coinvolta in questo progetto. Il libro è fuori, stasera lo presentiamo al Flexi, è un giorno speciale, per tanti motivi. Felice e grata, a stasera!

Il racconto, comunque, lo trovate qui: assedi.

Ricominciare da uno: Massimo Volume all’Init

Una nuova recensione del concerto dei Massimo Volume, uscita con grande ritardo su Slowcult per problemi al sito… Eccola qui!

Massimo Volume: ricominciare da uno
Roma, 29 aprile 2010, INIT

Non sono pochi quelli che considerano i Massimo Volume un tassello essenziale della storia del rock italiano: un gruppo fondativo. Difficile dargli torto, avendo riascoltato tutta la loro musica dal ’93 al ’99. Infatti quando la band si è ricomposta nel 2008 dopo sei anni di altri progetti (sia musicali che letterari), i fan hanno esultato. E non si è di certo trattato di un’operazione “commerciale” – per quanto il termine nel panorama indie rock suoni pletorico – nonostante il gruppo abbia fatto uscire il suo primo live l’anno scorso (Bologna Nov. 2008), ma di una evidente necessità di esprimere nuovi contenuti.
Suonare dal vivo quindi con la formazione di base – Egle Sommacal alla chitarra, Mimì Clementi a basso e voce e Vittoria Burattini alla batteria – e in più la chitarra del talentuosissimo Stefano Pilia. Non per puri concerti amarcord però, ma anche (forse soprattutto) per ritrovare affiatamento e provare pezzi nuovi: la band è tornata in studio a registrare proprio in questi giorni.
Il gruppo “bolognese” (per adozione geografica) ha appunto deciso di mettere in cantiere una serie di brani nuovi: i concerti di questi ultimi mesi (ben due a Roma) stanno facendo da test con il pubblico. E i fan, si sa, proprio perché affezionati al passato, possono anche essere molto duri con le “innovazioni”. Ma certamente non in questo caso e non qui all’INIT dove il pubblico ha dato una risposta molto calda proprio ai lavori in cantiere – concentrati soprattutto nella prima parte – che sono stati sei, cioè quasi la metà del concerto. Pezzi ruggenti, solidi, densamente rock, potenti, e con una grinta e emotività che davvero non fa rimpiangere nulla del loro celebrato passato. Anzi la scelta di suonare molti brani del loro primissimo album del ’93 (Stanze) invece che pescare di più dai successivi crea una continuità stilistica forte con le sonorità attuali della band.

Ci dice Vittoria Burattini nel backstage che la scelta di suonare pezzi di quell’album è legata al fatto che provandoli si sono resi conto che c’era un’energia rock, una durezza che in effetti è quella che ora funziona, quella che il pubblico “chiede”.  Ha ragione Vittoria, la sua grinta così timida e insieme sfacciata trascina per i capelli un pubblico ipnotizzato dalle chitarre di Egle Sommacal e Stefano Pilia. In effetti avendo sentito suonare Egle in ben tre formazioni diverse negli ultimi mesi (del suo progetto con il quartetto di fiati potete leggere qui), una delle quali ancora insieme a Stefano Pilia (nello spettacolo Razza Partigiana eseguito con Wu Ming), è incredibile riscontrare una capacità così camaleontica di questo musicista, che rivela una versatilità strumentistica (oltre che melodica) assoluta. Stefano poi a mio avviso è uno dei migliori chitarristi sperimentali post-rock in circolazione (sempre che sia possibile chiudere questo ragazzo in un genere), con collaborazioni importanti alle spalle: tenetelo d’occhio.
Che dire poi di Mimì Clementi? Basso struggente, voce magnetica, testi sempre più densi, elaborati, potenti, e certamente non basta un primo ascolto per sentirne tutte le sfaccettature. Ma si percepisce una maturità più calda: la temperatura si è alzata. La platea lo ascolta come un profeta ma anche come un cantastorie sentito in pochi, seduti attorno a un fuoco notturno. Aspettare l’uscita del prossimo disco sarà un virtuoso esercizio di pazienza.
Di Monica Mazzitelli

Cronaca sintetica di tutti gli amori morti e lettera a quello mai nato

Non voglio sentire il suono sgraziato delle tue sedie di cucina, chiedermi ogni volta quale nume dozzinale ti ha fatto scegliere le piastrelle del bagno, irritarmi del quadretto preso in Egitto che non vuoi buttare. Adattarmi ai pranzi con la tua famiglia, ai tuoi amici noiosi di scuola, a quelli squallidi dell’ufficio, al radiocalcio della domenica, alla spesa svogliata al supermercato. Ai tuoi regali brutti sbagliati che mi tocca indossare, alle cose a cui rinuncio e neanche me le ricordo finché quando finalmente tronco me le ritrovo di nuovo in mano come scarpe dimenticate dentro una scatola. E i litigi con tuo fratello, i nipoti chiassosi, i pranzi di Pasqua.
Entrare un mondo sputandomi fuori dal mio, ogni volta da capo per ogni uomo scelto, ogni volta alla fine sbagliando, avendo dato più di quel che ho preso.
Perdere un confine mio mai avuto per sbiadirmi nel tuo; vergognarmi di me stessa perché mi vedo lentamente ingrassare. Annoiarmi annoiarmi annoiarmi e quindi odiarti, e fuggire prima di soffocare nel mio sbadiglio. Cercare di spiegare a noi due cosa si è rotto, dove ho lacerato il mio amore andando troppo oltre, sapendo che tutto è stato oltre, tutta una ricerca inutile di qualcosa di necessario ma ineffabile: il nutrimento amoroso in una relazione. Continua a leggere

Egle Sommacal e il quartetto di fiati al Karemaski

Nuovo pezzo per slowcult! Recensione del concerto (e quindi anche del cd) di Egle Sommacal con il quartetto di fiati sentito ad Arezzo al mai troppo lodato Karemaski Multilab, con una breve intervista. Il cd è bellissimo, strumentale e ipnotico, da ascoltare con calma. L’altroieri ho sentito di nuovo con i Massimo Volume [fan-ta-sti-ci!!], a presto un’altra rece!

Egle Sommacal: grandi fiati e molto cinema

Arezzo, 21 marzo 2010, Karemaski Multilab

Un concerto di grande classe e eleganza talmente limpida da poter essere affrontato anche come primo ascolto, quello di Egle Sommacal con il suo fortissimo quartetto di fiati (Andrea Martinelli, Giuseppe La Stella, Michele Murgioni e Massimiliano Aquilano). Il chitarrista bellunese ha scritto e arrangiato in splendida solitudine tutto il suo ultimo album “Tanto non arriva”, uscito l’anno scorso, componendo musica per bombardino, trombone, tuba, sax contralto e tenore. Forse quello che colpisce di più è proprio la varietà di ciascun pezzo, non solo da un punto di vista musicale in senso stretto, ma anche tonale. Mood e ispirazione diversa che stimolano immagini molto cinematografiche. Dalle atmosfere più austere all’opulenta sensualità di momenti più hard bop, il tutto disciolto nel blues come in tempera acquerellata: un album decisamente americano, da assaporare con calma, certamente non per tutti. Continua a leggere

La fine e l’inizio della famiglia

Ho recensito per slowcult due libri appena letti che parlano della famiglia, in modi del tutto opposti tra loro (da cui il titolo del mio pezzo). Sono “Nudo di famiglia” di Gaia Manzini (Fandango) e “Insieme, e basta” di Anna Gavalda (Sperling). Li ho apprezzati entrambi, per ragioni opposte, ma alla fine a entrambi mancava qualcosa.

La fine e l’inizio della famiglia

Ci sono alcuni romanzi usciti di recente che fanno della famiglia l’oggetto della narrazione, molti scritti da donne. Forse l’esigenza è quella di ridefinirla, ricostruirne una geografia o forse un senso, o dimostrarne il non-senso, e quindi distruggerla. La necessità è più che legittima, soprattutto in Italia: da un lato c’è la spinta centripeta e tradizional-cattolica della famiglia come valore quasi assoluto; dall’altro la forza centrifuga di tutto ciò che si oppone a coercizioni stereotipe porta alla necessità di una nuova analisi che renda accettabile-possibile, integrare modelli eterogenei e più adeguati a realtà molto diverse dal passato. Uno dei romanzi più interessanti in questo senso è stato “La vita in comune” di Letizia Muratori, uscito nel 2007, Continua a leggere

Il mio ricordo di Sbancor su Loop Magazine oggi in edicola

Luciano Ummarino (bellissima persona) mi ha chiesto un pezzo su Sbancor per Loop Magazine, visto che tra qualche giorno sarà il secondo anniversario della sua scomparsa. L’ho fatto con un grande senso di orgoglio e commozione, e ho sentito che era importante chiedere anche a Marco Lattanzi, suo fratello e mio carissimo amico, di scrivere qualcosa. Ne sono uscite due pagine per il numero di Loop uscito in questi giorni, di cui sono emozionata e felice. Vi pubblico il mio pezzo, insieme a quello di Marco. Credo che stiano bene insieme.

Franco negli occhi

Chi non ha mai visto Franco negli occhi potrebbe pensare che ciò che ha scritto sia un perfetto e incredibile lascito di lucidità adamantina. Il prodotto di una mente superiore e forte, quasi spietata nella sua geometrica costruzione di pensiero e saggezza. Chi non ha mai sentito la sua risata potrebbe immaginarsi un uomo solido e austero dietro quelle frasi così colte e ricche di citazioni a 360° di filosofia, economia, letteratura, storia, poesia; un rigore prussiano inchiodato nella sua colonna vertebrale. A Franco questo avrebbe divertito. Nel suo eterno gioco dell’essere tutte le parti in commedia ci avrebbe surfato sopra senza farsi prendere, facendo uno sberleffo a chi cercava di chiuderlo in una scatola sola. Continua a leggere

“Nacquero contadini, morirono briganti” di Valentino Romano

Esce oggi il libro di un mio caro amico, e collaboratore per il mio prossimo romanzo: Valentino Romano, un grande storico di brigantaggio a cui devo moltissimo. Un modo di ringraziarlo è stato scrivere la postfazione per il libro pubblicato da Capone Editore: “Nacquero contadini, morirono briganti”.

Ecco la postfazione:

Così umano. Così piccolo, meschino, speranzoso, maleodorante, accaldato o raffreddato, rassegnato, misero, lacero e inumano il mondo che emerge dalle pagine informate di Valentino Romano. La storia di carta che fruscia non è qui; i generali impettiti, la lista degli armamenti, il computo dei morti e dei vivi, gli accordi a palazzo, i tradimenti regali, le convenzioni, i trattati, le alleanze, le dichiarazioni in parlamento: carta che fruscia senza odore. Continua a leggere

Edward Hopper: la fredda luce delle solitudini

Edward Hopper: la fredda luce delle solitudini
Roma, Fondazione Roma Museo fino al 13 GIUGNO 2010

La prima mostra dedicata a Hopper in Italia si fa perdonare l’assenza del suo quadro più famoso, “Nighthawks” (“Nottambuli”, 1942) ricostruendolo a dimensione reale nella prima sala del museo: idea geniale, che procura un brivido intenso nel visitatore e che rende – forse neanche in modo intenzionale o consapevole – una verità che affiora da questa mostra in modo molto più forte che visitando il Whitney Museum di New York, dove sono raccolte la maggior parte delle sue opere. Continua a leggere

“Nemico pubblico” in formato blu-ray: la differenza che Michael Mann si merita

Sono contenta di questo piccolo pezzo uscito ieri su Slowcult sul dvd in alta definizione Blu-Ray, che uno viveva anche senza per carità: non ci fosse stato un regista come Michael Mann a meritarselo.

Blu-ray: la magica scoperta del dettaglio

Probabilmente cosa sia il formato DVD blu-ray non è un mistero per chiunque abbia mai giocato con una Playstation 3, ma per chi è fuori dalla fascia d’età giusta (qualsiasi sia!) non ha chiarissimo di cosa si tratti. Stiamo parlando di un formato digitale di riproduzione video che soppianta il normale formato DVD. Continua a leggere

Presentazione di Altai di Wu Ming ad Arezzo ovvero “Degli eroici militanti della cultura alternativa”

O della cultura tout-court? Non saprei…
Posso solo dire che ieri sera sono stata per la prima volta al locale Karemaski di Arezzo a presentare il romanzo “Altai” di Wu Ming e a sentire uno splendido concerto di Egle sommacal con quartetto di fiati (vi dirò meglio poi). Il Karemaski è una realtà voluta e faticosamente gestita da un manipolo di piccoli eroi che non si arrendono a continuano a cercare di diffondere Cultura, quella vera, quella che cambia lo stato delle cose presenti.
Grandissima fatica, zero soldi, notti insonni, fidanzate incazzate, glicemia alta e catrame nei polmoni, per rendere meno desertica una città che oltre alla sua magnificenza storica ha poco più che bei negozi e centri commerciali. Quindi grazie Karemaski, fate la differenza a Arezzo come la Libreria Flexi fa la differenza qui a Roma.. finché resisterete, grazie!