“A sweet fall”, lyrics by Monica Mazzitelli :)

Oggi sono veramente felice e orgogliosa di farvi ascoltare un brano dal nuovo album di Andrea Chimenti, in uscita oggi!! Non potrò mai essere una musicista, purtroppo, ma ho avuto almeno l'immensa soddisfazione di poter mettere il mio nome su un prodotto così magistrale come quello del mio cantautore preferito… Vi invito ad ascoltare "A sweet fall", un pezzo splendido di cui ho realizzato anche un video, presto online! Grazie!

I am specially elated today because Andrea Chimenti's new CD is out, and I have had the huge honor of cooperating with him on this album but writing the lyrics to its only English song, A Sweet Fall".
I have also shot the video to this song, which will be available soon.. In the meanwhile, if you are curious to listen, you are most welcome to do so at the link below, thank you!

 

“Paso doble”, la nuova non-antologia di Francesco Forlani

Tantissimo tempo fa lo scrittore Francesco Forlani mi aveva invitata a partecipare a un set di scrittura poetica che curava per Nazione Indiana, la cui idea di fondo era un abbinamento tra autori su un tema. Una cosa che mi era piaciuta moltissimo, e che avevo avuto l'onore di con-dividere con il grande Beppe Sebaste.

Avevo composto una prosa poetica su una memoria visuale vissuta per le strade notturne di Addis Abeba, a cui tengo molto.

Francesco vorrebbe trovare un editore per tutti i pezzi usciti su Nazione, e a questo proposito ne ha creato un'e-antologia che potete sfogliare e leggere qui… è bella, molto a prescindere da me.

Stati d’anima I

 

 

 

 

 

 

 

Estati addolorate
senza compimento d’un’attesa

Nel buio di questa mattina invernale di luglio
ho cercato di scappare dal nero correndo sulla strada
ma il cielo mi ha singhiozzato addosso,
un micron dalla meta.

Se un destino non c’è allora sono in cima al deserto,
le mie estati addolorate senza senso
senza compimento di un’attesa
il ventre vuoto del tutto 

la mia bellezza inutile
la dimentichi già, per quella di un’altra.
Banale come queste righe
la mia vita senza il premio,
solo l’immensa fatica,
la distanza da te

Nel buio di questa mattina invernale di luglio
ho cercato di scappare dal nero correndo sulla starda
ma il cielo mi ha singhiozzato addosso,
a un minuto dalla meta.

Frantumi

 

Frantumi caduti non raccolti
persi i nomi, bocche chiuse,
Kaputt.
Lascio liberi i tuoi ganci nel bagno,
l’accappatoio piegato la camicia stirata il latte per il tuo caffè.
Tutto è pronto in questo vuoto pulito di mani
staccate smarrite
i miei ricci inutili
la pelle di zibellino in amore
i fianchi che ci hanno contenuti per lasciarci liberi.

I miei urli latrati vergognosi sotto la doccia
cuore accasciato frantumi quelli di cui sopra
non raccolti smarriti nel tuo smarrimento.
La tua paura che grida più forte della mia, e di me e di te.
Yoko senza John
crudelmente.
I miei occhi gonfi frammentati in viola la mia faccia che non vedi.
Vedi?
Vieni?
Tutto è pronto nel mio frigo
il giorno che non ha voluto essere il nostro anniversario
l’aria piena delle tue erre mosce.

 

La poesia e lo spirito

Gocce di Ruggia

One year back:
Listening to the sound of someone
Washing the dishes in Rome.
In New York

Bullet knowing its very way

But early May
Circus removers
Emptied my palms

Nothing compared
Salty shallow mud
After crystal champagne

Did you survive us?
Was righteous right?
Shouldn’t perfect slay it?

Promise-keeper Monica counts the casualties:
two

Where are you mom and dad
Sisterly brother
Secret sharer

Come claim me
I’m yours
Can be found

Finis terrae in English

Ho deciso di tradurre la mia piccola poesia, Angela Doherty l’ha rivista (thank you Angela, you do walk your name!)

Finis Terrae – The end of the World

Jellyfish spat out by the masculine Tasman sea
curled bent
dead thus innocent
turquoise

Beach-fleas bite your harmless transparence
they shall also soil soon

At the end of the world
liquid kisses solid, slaps it
Everything happens far from here
the world rotates around itself
Born
dead
born

At the end of the world
decomposed turquoise jelly becomes water air soil
again
inoffensive ignorant
World is reborn
Earth begins, day starts:
incipit terra, incipit dies.

Dall’altro capo del mondo parte prima: the in-side

 

 

Finis Terrae

Medusa sputata dal maschile mare tasmano
accucciata piegata
morta quindi innocente
turchese

Pulci mordono la tua trasparenza inoffensiva
anche loro poi concime di sabbia

Alla fine del mondo
liquido bacia solido, schiaffeggia
Tutto succede lontano da qui
il mondo gira intorno a sé
Rinasce
muore
rinasce

Alla fine del mondo
gelatina turchese scomposta ritorna acqua aria terra
inoffensiva inconsapevole
Mondo rinasce
Incipit terra, incipit dies.

Il mare nella stanza

Finestre spalancate sul buio del mare
schiaffi percuotono i fianchi della torre che ci contiene,
nudi e perfetti.
Allacciati nel sonno
il giorno della vittoria è quello della stanchezza
del pianto del riposo del sollievo
di averti trovato,
e tu che hai trovato me.
Siamo il nostro premio,
fragile e eterno come ogni bellezza.
La donna alla finestra
l’uomo sulla sedia,
posano per la stampa che nulla ancora conosce di noi.
Eleganza di lino e seta incarta noi
regali irrestituibili.

Un ballo a due con Beppe Sebaste per Nazione Indiana

Uscito ora.

Monica
Notte fango a Addis Abeba

Scendono strade dalla collina, portano all’occidentale albergo come bolo spinto nel digerente.
Buio e freddo, la macchina inciampa lenta su dossi e fratture. Piogge inondano svergognate.

Luci poche da qualche baracca, fari fendono, fischiano il buio.
Sbattono in faccia bambine e bambini soli per strada come branchi di cani; intenti nel buio su qualcosa: mangiare?
Laceri e stinti come cani nel buio bagnato; soli di notte, lune di notte, il faro dell’ingiusto li abbaglia. Solo bolo da spingere, nel digerente.

Beppe
Notte Roma impromptu

“Niente è più intatto di una rovina”, dici attraversando, coi pini marittimi disposti come funghi,
il parco archeologico del tardo capitalismo industriale impiegatizio,
hai fame e caldo, puoi mangiare all’ombra e a Ferragosto pulirti con lo stuzzicadenti e
sdraiato guardare la festa dell’Assunta che dal Tevere prende il mare,
uomini & donne tatuati, guardie di finanza, carabinieri, parroci & Santi, insieme barcollano nelle
barche ubriache e i fuochi non solo d’artificio esplodono fuori tempo
come rutti.
La sera i neon e i karaoke, i fili delle baracche attaccati ai pali della luce. Ci divertiamo molto.
Poi torni a casa e guardi le puttane in viale Marconi. La notte ci si dà da fare
la notte.
Eiaculare stanca.

“Freddo”, la poesia di Monica Viola, ora è anche “Cold”

Ho tradotto il contributo di Monica Viola al progetto “Auroralia” dell’incommensurabile Gaja Cenciarelli, una poesia dal titolo “Freddo“, “Cold”:

Cold
By Monica Viola

The cold the jump the embrace
the cold the jump the embrace and the fatigue
of leaving.
Naked because born;
born because
born.
Born I swim
new, every day,
because I must.
Empty I must leave.
Will you receive me in your embrace
when mine ends
melt in a splash without echo and
without love?
Your mercy: freezing me in that instant
where I remain hanging in my flight;
I reject my beauty
all that’s amiss
all that’s been taken
I reject being empty.
I am not content, so I
fly
away
naked
empty.

Questo l’originale:
Freddo
Di Monica Viola

Il freddo il salto l’abbraccio
il freddo il salto l’abbraccio e la fatica
di andarsene.
Nuda perché nata;
nata perché
nata.
Nata nuoto
nuova, ogni giorno,
perché devo.
Vuota devo andarmene.
Mi accoglierai nel tuo abbraccio
quando finirà il mio
sciolto in uno splash senza eco e
senza amore?
La tua pietà congelarmi in quell’istante
dove resto sospesa nel volo;
rifiuto la mia bellezza
tutto quello che non c’è
quello che hanno tolto
rifiuto di esser vuota.
Non mi accontento, per questo
volo
via
nuda
vuota.