Lucia Manca – il suo primo album

Un recensione per Slowcult e Music on TNT su questa talentuosa cantautrice salentina.

Lucia Manca – Lucia Manca
(Novunque 2011)

Fresco, intelligente, piacevole: un cd molto carino, questo lavoro di quasi-esordio di Lucia Manca, cantautrice salentina prodotta da Giuliano Dottori degli Amor Fou, che ha anche suonato quasi tutti gli strumenti dell’album. Non ha suoni innovativi o sperimentali, non stupisce con nulla, ma è davvero un cd piacevole da ascoltare, che cresce velocemente senza annoiare, si fa spazio nella memoria melodica, aggancia . È semplice ma interessante, ben armoniosamente composto, ben arrangiato, e ben cantato con una voce con timbro rotondo e caramellato di contralto che gioca a volte su toni infantili alla Cocorosie, anche se nel panorama indie italiano viene da accostarla soprattutto a Cristina Donà.
Tolto un brano scritto da Giuliano Dottori, e un altro a firma di entrambi, Lucia Manca ha composto ogni pezzo di questo delicatissimo album, raccontando piccole storie senza inutili rime, quasi cortometraggi pensosi di vita e esperienze, ricordi, dove esprime il suo sguardo sul mondo. Si parla soprattutto di amore ma in modo non banale, spesso con una piacevole velatura omosessuale, e un senso centrifugo di allontanamento, che sia abbandono, fuga o corsa: resta sempre centrale la sua voce che nonostante il tono sognante è ricca di forza e autorevolezza. Continua a leggere

Nuova uscita sulla rivista Laspro

Fierissima di una nuova pubblicazione sulla sciccosa&succosa rivista Laspro, il numero 16, ora in edicola, con un mio racconto di qualche tempo fa illustrato in modo delizioso da Luisa Montalto. Rileggendolo oggi trovo più che mai attuale il suo contenuto, è qualcosa in cui credo profondamente.

ANDARE A FINIRE

Me li ricordo ancora quegli anni dove nei negozi scambiavo queste battute: “No guardi, la busta non mi serve, c’ho posto nello zaino.”
“Ah va beh, ma guardi che non si paga mica la busta, eh?”
“Sì, no, non importa, non mi serve, davvero, grazie.”
La cassiera mi guardava con sufficienza. “Questa si vuole far notare”, pensava.

Qualche minuto dopo, in farmacia. Prendevo delle compresse, contenute in un’anonima scatolina. La farmacista la poggiava con un gesto automatico su una sottile pila di fogli bianchi con scritte verdi e rosse, veloce come un’operaia in catena di montaggio; facevo appena in tempo a dirle “Non c’è bisogno che le incarti”, ce la facevo per un soffio. A volte non ce la facevo neanche, per cui alla fine stavo attenta e glielo dicevo prima ancora che battesse lo scontrino che non serviva incartare, come una bambina saccente. Continua a leggere

“Cento micron” di Marta Baiocchi

Sono felicissima di questa uscita di Marta Baiocchi, una scrittrice eccezionale che sono orgogliosa di aver proposto per questa meritatissima pubblicazione con Miminum Fax. Questo romanzo è proprio bello, leggetelo. Questa la mia recensione:

Forse è nel color crema – che spesso ricorre tra le pagine di questo splendido romanzo – che troviamo una chiave di lettura: il bianco non è puro, ma sporcato. La pulizia, se c’è, è solo facciata, una stuccatura che non regge lo scrutinio di un secondo sguardo. Meno onesta persino dello sporco muffito e polveroso dei locali dove la protagonista Eva, quasi quarantenne ricercatrice di un Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma, lavora tentando caparbiamente di produrre risultati scientifici di rilevanza internazionale pur nell’abbandono tecnologico e architettonico in cui versa l’istituzione. Per contrasto, la sua amica vecchia Bibi, pariolina ricchissima e viziata, vive in un mondo quasi rarefatto per la sua distanza da quello reale. Un mondo tenue e color crema, in cui l’unico sudore è quello che si lascia sul tappetino di una palestra.
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“Roma – L’impero del crimine”, di Yari Selvetella

“Roma – L’impero del crimine”, di Yari Selvetella, Newton Compton Editori

Il segreto di questo autore risiede di certo in molti fattori, di cui l’appeal del tema è solo uno, e non il maggiore: certamente “Roma” e “crimine” sono due ingredienti importanti della sua ricetta, ma sarebbe una ricetta banale, servita e assaggiata talmente spesso da essere ormai insipida, da sola.
Ritengo invece che il successo di vendita dei libri di Selvetella abbia origine da altro. Prima di tutto dalla sua penna: una scrittura originale, una voce di personalità forte che si esprime su vari registri, dal giornalistico all’ironico, dallo storicistico all’elegiaco. E proprio su quest’ultimo vorrei soffermarmi: ci sono alcune pagine, soprattutto quelle dei capitoli in corsivo in cui l’autore entra più nell’espressione di un’opinione personale, un taglio critico, una visione dal suo sguardo, che sono davvero di grandissima letteratura. Così vicine per intensità e anima al migliore Pasolini, alla sua capacità letteraria mai scevra da una potenza espressiva che pare dettata in primo luogo dalla partecipazione umana, densa, alla materia raccontata.
In effetti Selvetella sta a Roma come Saviano è stato, in Gomorra, a Napoli. La stessa chiarezza di sguardo, la stessa conoscenza minuziosa della città, dei suoi pregi e difetti, la sua bellezza, a volte un po’ decadente, ma soprattutto la sua bruttezza. Roma qui c’è tutta, senza censure. Continua a leggere

Recensione di Corde Oblique: A hail of bitter almonds

Una recensione che entra giusta giusta nel 2012 per un album molto bello, che vi consiglio…
Naturalmente per SlowCult.

La critica ha parlato davvero bene di questo cd, l’ultimo della produzione di Riccardo Prencipe e le sue Corde Oblique, ed era tempo che anche Slowcult se ne occupasse con un ascolto approfondito. E meritato, diciamolo subito, ché A hail of bitter almonds è di certo un prodotto di grande talento e raffinatezza musicale. Prencipe è alla sua sesta prova, nonostante la sua giovane età, la quarta con Corde Oblique dopo aver inciso i suoi due primi cd con il gruppo Lupercalia già nel 2000 e nel 2004. Partenopeo e coltissimo (storico dell’arte), il Maestro Prencipe cura l’aspetto compositivo dalla musica ai testi, passando per gli arrangiamenti e per la scelta dei collaboratori che contribuiscono a dare suoni molto particolari e riconoscibili alla sua musica, e momenti molto originali come il flauto di pan suonato sulla sesta traccia, Slide. Continua a leggere

SlowFesta d’autunno – Ke Nako, Roma, 27 novembre 2011

Anche quest’anno SlowCult, il sito per cui scrivo recensioni, si appresta a festeggiare un altro anno di vita, e alé!!

Anche quest’anno la festa è nutritissima di musica, letteratura e arte, tra cui le foto di Antonio Coppola di cui ho scritto qui sotto.

Quest’anno ci sarò anche io, per la parte di letteratura, prima di tutto a presentare il libro “Roma – L’impero del crimine” (Newton Compton) dell’immenso Yari Selvetella, che vi consiglio con tutto il cuore. A presto la mia recensione!
E poi a leggere alcune cose uscite su unonove. Per il reading con me anche Margi de Filpo e Andrea Chimenti, che si è molto generosamente prestato sia per la lettura che per l’accompagnamento musicale al pianoforte, per il quale saranno presenti anche Pier Luigi Zanzi a basso e voce, e Gianni Nicolai a chitarra e pianoforte.

Sarà molto bello e tutto ciò avverrà al Ke Nako, a Roma, a via dei Piceni 22, partire dalle 19.00. La parte letteratura sarà dalle 19.00 alle 20.30 circa. Occhio al programma comunque, ci sono cose splendide a seguire!

Antonio Coppola, compositore fotografico

Le immagini fotografiche di Antonio Coppola mi hanno colpito moltissimo, e mi sono sentita veramente onorata quando mi ha chiesto di scriverne una presentazione. Per l’annuale festa di SlowCult l’ho invitato a esporre le sue foto, e sono intanto molto felice di condividere il mio pezzo qui, uscito sia su SlowCult che su unonove. Andate a entrambi i link per vedere foto diverse ;o)
Per pubblicare qui il pezzo ho scelto questa. Per tutte le immagini ho scritto delle didascalie, e questa è una delle mie preferite.

Stanno per salire a giocare le ultime sirene rimaste,
sorridono dietro piccoli dorsi di mano.

 

“N’atu munn” di Antonio Coppola, compositore fotografico.

Portare il mare dove non c’è più.

“N’atu munn”.

Oppure:

“Nat’u munn”?

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“Arrietty” la fine del mondo secondo Miyazaki

Recensione per SlowCult

Hayao Miyazaki è forse il più grande creatore giapponese di cartoni animati, da Heidi a Lupin, da La città incantata a Il castello errante di Howl, per citarne pochissimi, ed è anche il fondatore di una casa di produzione fondamentale per l’animazione giapponese: lo Studio Ghibli. Dalla sua factory emerge qui per la prima volta alla regia un collaboratore prezioso e disegnatore delle sue cose migliori (come appunto La città incantata), Hiromasa Yonebayashi – che non ha fatto rimpiangere il Maestro, autore comunque della sceneggiatura di questa piccola perla per adulti e ragazzi.

I temi infatti sono quelli da sempre al centro di Miyazaki: la natura, l’utilizzo delle risorse, la bruttezza del cinismo del mondo adulto incapace di rispettare la poesia del pianeta.

La fabula si ispira a un libro per ragazzi (tradotto in italiano con il titolo “Gli sgraffignoli”, in inglese “The borrowers”) dell’autrice britannica Mary Norton. È la storia di una famiglia di gnomi che vive nelle fondamenta della villa di una famiglia giapponese alla periferia di Tokyo. Continua a leggere

Quindici ottobre 2011: the winner is…

Ha vinto Draghi, che è un uomo perbene.
La risata di Franti non l’ha seppellito perché Franti non si è visto. Nonostante fosse 299.500 persone, si sono viste solo le restanti 500, gli ubriachi molesti che hanno rovinato la festa. I pochi teppisti erano visibili: fischiati, insultati, presi di mira da tutti gli altri, ma quelli in uniforme non li hanno fermati. Hanno aspettato che la situazione degenerasse per aggredire in massa: cariche, lacrimogeni, camionette eccetera, il solito copione di quando si vuol far fallire una spinta.

Ero lì, fino alla prima carica. Li ho visti.

All’inizio, alla partenza del corteo, ho notato solo i poliziotti e carabinieri in borghese. Sono così facili da individuare, un esercizio la cui simplicitudine è pari a quella de “Il corvo parlante” della Settimana Enigmistica. Continua a leggere

Recensione a “Il nome giusto” di Sergio Garufi

Sincero, dolente, affettuoso, scoperto. L’esordio romanzesco di Sergio Garufi, blogger garbato e erudito, uno dei maggiori conoscitori di Borges in Italia, è un obiettivo centrato in pieno, emanativo di cultura e sentimento, in equilibrio tra passione e cesello, soprattutto linguistico. Una prosa simile a quella dei talenti italiani recenti, come Lagioia e Desiati, che si àncora certamente di più alla tradizione del dopoguerra come Bassani, Buzzati, Flaiano, ma anche l’Ugo Pirro autobiografico di “Solo un nome nei titoli di testa”, e soprattutto il magnifico Bianciardi de “La vita agra”, piuttosto che cercare di imitare una prosa moderna con artifici stilistici a effetto. Per quanto Garufi utilizzi glosse infrequenti a costo di apparire eccessivamente ricercato, è raro che le ostenti fino in fondo: le stempera di umiltà nel magma testuale fino a rasentare la autoumiliazione. È questo bilico che rende le sue pagine così larghe e persino eroiche, in alcuni momenti, ma al contempo così umane, commoventi e oneste.
Garufi racconta se stesso come fa da sempre nel suo blog, usando qui l’espediente romanzesco del morto che fa da io narrante, cucendo la trama della sua vita attraverso quella delle persone/personae che acquistano i suoi libri presso un venditore di volumi usati, Lino, con il quale condivide un pacato e rassegnato senso di fallimento di vita. Continua a leggere