Svezia, il virus della socialdemocrazia

Göteborg – Foto di Mikael Moiner.

Da italiana in Svezia, sono tanti gli interrogativi che mi vengono posti in questi giorni, soprattutto a seguito dell’articolo recentemente pubblicato da Repubblica.it, ma anche a quello precedente sullo stesso tono de Il Fatto Quotidiano, dove si è dato risalto anche a un certo sprezzo del pericolo combinato a una svalutazione di chi, influenzato da ciò che accade in Italia, ha preferito da subito un comportamento cauto e orientato all’autoisolamento. Continua a leggere

Il voto che mi è utile

Dopo il mio ultimo voto dato a Sinistra Critica alle elezioni politiche del 2008 non ho più potuto votare per altre consultazioni parlamentari perché non mi sono sentita rappresentata da nessuna forza candidata. Ricordo benissimo quanto venni criticata da molti perché votare SC significava dare un voto totalmente inutile. Il voto utile a loro avviso sarebbe stato quello per un partito che fosse arrivato in Parlamento e avesse potuto influire politicamente.
Sono passati dieci anni, e tanti miei amici non hanno più votato; non perché fosse sparita SC ovviamente − molti votavano comunque PD ma perché delusi dai risultati dei loro utilissimi voti precedenti. Qualcuno ha anche votato Movimento 5 Stelle, vergognandosene poi.

 

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La rivoluzione senza Italia del #metoo

Una sensazione da punto di non ritorno.
Come nella favola di H.C. Andersen − I nuovi abiti dell’imperatore – a un certo punto è bastato un grido: quello delle prime donne dello Hollywood Star System, che hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto e vuotare un sacco pieno di vergogna, rabbia, frustrazione, paura e incertezza. Da lì, pochi giorni dopo, il primo post con l’hashtag #metoo inizia a girare e in un paio di notti diventa una valanga. Si aggiornano le cifre dei conteggi delle migliaia e migliaia di donne occidentali che hanno trovato la forza della moltitudine per raccontare la propria storia. Che sia quella di una molestia su un autobus, o di uno stupro, tante mani si sono alzate e il fiume è diventato una piena, un avvenimento che è impossibile ignorare. Grazie ai social network le donne occidentali si sono finalmente incontrate, pur senza vedersi mai, e nell’onda sororale e calda del dire “anch’io” hanno formato una sorta di alleanza, con la forza che hanno le donne quando si stufano e non riescono più a far passare nulla.C’era un prima dove la lingua era avvilita dalla paura, e dalla vergogna, e ora c’è un dopo dove ognuna di noi non si sentirà mai sola ma avrà saputo una volta per sempre che quello che le capita è comune, condiviso, incolpevole sempre e comunque, da contrastare sempre e comunque. E forse dal 99.9% di donne che fino a ora hanno taciuto, potremo averne 50% che gridano la loro rivoluzione d’ottobre, proprio a cent’anni da quella russa.

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La generazione perduta dei pornoragazzini

Tutto quello che non sappiamo sulla pornografia in rete raccontato in un saggio fondamentale appena pubblicato in Svezia

È uscito in Svezia un libro dal titolo “Droga visiva – su pornografia in rete, bambini e ragazzi” [“Visuell drog – Om barn, unga och nätporr”, Kalla Kulor Förlag, 2016] che sarebbe veramente utilissimo tradurre in italiano. Le scrittrici sono due centrali termonucleari: Maria Ahlin − giovanissima presidente dell’associazione Freethem contro il trafficking − e Ulrica Stigberg − pastora della Fryhuset, il più importante e vitale centro giovanile di Stoccolma.
Per scrivere questo libro Ahlin e Stigberg hanno scelto di fare un passo indietro rispetto a una prospettiva morale sulla pornografia, preferendo concentrarsi solo sugli effetti del suo consumo a danno della salute di giovani e giovanissimi, sia a livello neuropsichiatrico che fisico e sociale. Hanno intervistato esperti di ogni tipo: professori universitari, neurologi, criminologi, commissari di polizia, sociologi, urologi, psicologi, ricercatori, personaggi televisivi. Ma soprattutto, hanno parlato a lungo con decine di ragazzi e ragazze, che hanno (finalmente) trovato orecchie adulte per esternare le problematiche che né genitori né insegnanti sanno affrontare, e hanno scoperto che nessuno di loro aveva mai avuto la possibilità di parlare con un adulto su questo tema. Il quadro che ne emerge è molto inquietante e con forti ripercussioni sociali.

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A cosa (non) serve l’omeopatia

Tutti dicono che il proprio gatto sia intelligentissimo, che gli manchi solo la parola, che capisca tutto. Ma il mio è una spanna sopra la media. Decisamente. Perché lui −pensate− vede che io prendo un tubetto di granuli omeopatici, ne estraggo tre, li lascio sciogliere nell’acqua della sua ciotola (che non vede, perché è nel lavello di cucina, ma insomma) lui la beve e guarisce dai suoi disturbi. Perché? Ma come perché, per l’effetto placebo, suvvia, è noto. Questo è l’unico effetto dell’omeopatia, no?
Mi concedo un inizio scherzoso per questo articolo, perché lo scrivo con determinazione ma anche leggerezza: ci sono aspetti della fisica quantistica che sono ancora in fase di studio ed evoluzione, e finché non saranno pienamente sviluppati non avremo la cosiddetta “dimostrazione scientifica” che i farmaci omeopatici contengano principi attivi. Nel frattempo, io curo decine di malesseri da anni, guarendone. Per questo ho deciso di scrivere questo articolo: spero di riuscire a fare un po’ di chiarezza sulla base delle mie esperienze e delle mie ricerche.

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#LottoMarzo 2017 – Bada come parli: non è porca quella troia.

Seduto nella fila di fronte a me un bell’uomo sui quarant’anni. Le falangi tatuate con lettere nere, anelli d’argento su ogni dito, bracciali e orecchini scuri, banda da polso di pelle, occhi chiarissimi sotto ciglia dorate, capelli rasati sui lati con una lunghissima coda di cavallo bionda e riccia che gli arriva quasi al fondoschiena, stivali corti, jeans neri su giacca grigia con sotto una camicia scura. E come colletto un collarino ecclesiastico.
Si chiama Markus, ed è un prete di strada: la sua parrocchia è per le vie, di notte; la sua missione aiutare i derelitti e gli sfruttati. Soprattutto prostitute. In Svezia la Chiesa protestante lavora spesso così, a sporcarsi le mani, come Cristo dai lebbrosi.

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Chi ha paura della Svezia?

In questi giorni la Svezia è di attualità dopo che Donald Trump ha riportato come veritiere alcune dichiarazioni rilasciate a Fox News da un certo Nils Bildt, un mitomane svedese che ha spacciato come notizie la propaganda contro immigrazione e Islam condotta dal partito “Sverigedemokraterna” (Democratici Svedesi), una formazione politica nata come ricettacolo di gruppi neonazisti e di ispirazione nazionalista, molto simile alla nostra Lega Nord.
Il Ministero degli Esteri svedese ha deciso di ribattere pubblicando un significativo ed esaustivo comunicato stampa in inglese: “Facts about migration and crime in Sweden” dove demolisce alcune delle più diffuse false opinioni/notizie attualmente in circolazione, sulla base di fatti e statistiche rilevate attraverso canali ufficiali, in primo luogo quelle delle Forze di Polizia.

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