Magnus Öström live a Istanbul, energia bollente e liquida

Concerto al Salon İKSV, Istanbul, Turchia, 18 gennaio 2014

Concerto sold out per una città dove il jazz davvero pulsa come in pochi altri luoghi europei e mondiali, una scena da tenere bene d’occhio e che si guarda avidamente intorno. La Turchia è affamata di musica di qualità e innovativa, e chi la ama spesso è incredibilmente giovane rispetto ad altri paesi: mai visti così tanti ragazzi e ragazze a un concerto jazz, mai. E qui Magnus Öström è più che di casa: tutto ciò che è legato all’Esbjörn Svensson Trio gode di un culto amorevole e caldo. “Amorevole” non è un aggettivo scelto a caso, perché è diverso da “adorante”: il distacco tra pubblico e palco è minuscolo, e l’energia bollente  e liquida  che è caduta copiosa in platea ha suscitato grida, applausi, singhiozzi e sospiri che nessuno sentiva il bisogno di trattenere. Mai fatto esperienza di nulla di simile, a un concerto jazz.

Continua a leggere

Marius Neset, sassofonista norvegese rivelazione, incanta con i suoi Birds

Penso che l’unico affiancamento possibile tra i due sassofonisti norvegesi Marius Neset e Jan Garbarek sia la copertina vermiglia del loro passaporto. E sia detto con pieno e identico rispetto e apprezzamento di entrambi. Le lame di ghiaccio di Garbarek sono distanti dal fuoco terragno e quasi latino di questo giovane vulcanico compositore, nonché straordinario sassofonista (tenore e soprano), che consegna il suo terzo album, “Birds” a soli 28 anni.
Un lavoro avviluppante, con frequentissimi cambi di ritmo, ispirazione, una composizione a tratti disorganica e furibonda, come fosse davvero difficile per Neset contenersi entro questa acqua in ebollizione e dovesse continuamente cambiare rotta, come un bimbo affetto da ADHD seduto a un banco di scuola. Molto difficile se non impossibile annoiarsi o distrarsi: questo è un album che chiede concentrazione anche per la varietà di strumenti scelti da Neset per le composizioni in aggiunta alla sua solida band scandinavo-britannica con Anton Eger (NO) alla batteria – e coautore di due brani – Ivo Neame (UK) al piano, Jasper Høiby (DK) al contrabbasso (convogliati nel gruppo di Høiby, “Phronesis”, a cui mi dedicherò presto), e infine Jim Hart (UK) a un sorprendente vibrafono.

Continua a leggere

Daniel Karlsson Trio, Das Taxibåt: il talento compatto di un grande pianista

Autorevole, ispirato, virtuoso, di piglio. Un album firmato finalmente con nome e cognome dopo una carriera lunga e luminosa nel jazz scandinavo che conta: da Oddjob, una delle band scandinave più innovative dell’ultimo decennio, alla collaborazione con Magnus Öström (Esbjörn Svensson Trio) per lo strepitoso album “Searching for Jupiter” [di cui abbiamo parlato qui]. La carriera di Karlsson comincia prestissimo, e prima di compiere 30 anni ha già vinto il Grammy svedese con l’album d’esordio di Oddjob, e due anni dopo il “Nobel” della musica aggiudicandosi lo “Swedish Jazz Musician of the Year Award” con il quale finanzia il suo primo lavoro solista, presentato con il nome di Pan-Pan. Prima e dopo, nessuna interruzione per la sua carriera, spesa in decine di altri progetti con star tanto del mondo scandinavo quanto internazionale, come Nils Landgren, Ernie Watts, Peter Erskine e Till Brönner.

Continua a leggere

“La frattura”, l’unico prezioso romanzo di Giovanna De Angelis

“Finalmente” ho pensato quando ho avuto qualche mese fa la bozza del romanzo di Giovanna De Angelis. “Per fortuna”, ho aggiunto.
Ero certa che avendo saputo sempre trovare parole così giuste per gli altri, ne avrebbe avute anche per sé, per (con) quel suo mondo turbolento e appassionato dentro, a volte grumoso, rabbioso, e anche libero, retto, ironico, smascherante. Tutti i re erano sempre nudi per Giovanna, nessun ossequio, solo Veritas; quella che ho trovato qui.

Mi aspettavo un buon romanzo, qualcosa che avrei letto con occhi velati e indulgenza, con una dolcezza che l’avrebbe probabilmente irritata. Questa idea è durata un soffio, neanche un paio di pagine. È finita perché “La frattura” è Letteratura, non altro.
Lo è per lo spazio largo di ogni personaggio, delineato come un piano sequenza filmico, coerente e sfaccettato, debole e forte, umano, reale; per una storia veritiera che rende così vicine le nostre ansie interiori, rivelando quanto ognuno di noi stia dentro se stesso con in mano un termometro della felicità sentimentale così fragile, e che faccia dipendere da quel grado la sua capacità di sopportare o meno il proprio vivere, persino il proprio morire.

Continua a leggere

Percussioni Ketoniche: intonati come campane

Il doppio concerto “Campane e Sonus” delle Percussioni Ketoniche all’Auditorium di Roma il 22 dicembre scorso (dopo un’ulteriore matinée qualche giorno prima) ha decisamente sciolto con vibrazioni di energia primordiale e liberatoria la cornice elegante dalla Sala Studio, trascinandola in una materia colante e lavica. Il gruppo creato e diretto da Giulio Costanzo (M.° del Conservatorio di Campobasso), e composto da molti suoi ex allievi di ormai acclarato successo ha portato in scena un concerto ottimamente costruito, ricco di variazioni e musicalità, nonostante la melodia fosse affidata esclusivamente alle marimbe, e in modo obliquo alle campane.
Il progetto di Costanzo nasce in effetti molto dall’incontro con Marinelli, attuale erede e titolare dell’omonima antica Fonderia di Agnone, che esporta campane in ogni angolo del pianeta. Marinelli, sul palco a fine spettacolo, spiega che era in cerca del partner giusto per far cantare finalmente –e intonatamente– le sue campane, e che Costanzo ha accettato e superato la sfida, creando melodie e suoni giusti per ottenere armonia dal metallo. Ed è con le campane che comincia il concerto, per poi ingrandirsi a prendere toni sempre più ampi anche grazie all’elettronica gestita da Max Fuschetto, ma il concerto non punta solo al crescendo, come spesso avviene per le performances di percussioni, ma alla variazione di temi, ritmi, strumenti, esecuzione, e ovviamente alla bravura dei musicisti tra cui spiccano soprattutto uno strabiliante Antonio Armanetti, premiato giovanissimo con il Premio delle Arti per le percussioni, Roberto Napoletano, e il batterista Oreste Sbarra, che in modo sanguigno e deliziosamente mediterraneo, ha chiesto a fine concerto, dal palco, la mano della sua fidanzata, trasformando ciò che restava dell’elegante Sala Studio in una festa di paese.

Continua a leggere

Searching for Jupiter, il nuovo album di Magnus Öström: la bellezza che resta dopo l’Esbjörn Svensson Trio

Inauguro con questo pezzo la mia collaborazione con il magnifico sito Jazzitalia, per il quale mi occuperò prevalentemente della musica che preferisco in assoluto, il modern jazz scandinavo. Non potevo  che cominciare con quello che per è uno dei dischi più belli della storia del jazz… godetevelo!


C’era una volta l’Esbjörn Svensson Trio, una band che aveva bruciato tappe e sbriciolato distanza tra jazz e rock/pop, inventando una terza via dove l’eleganza rauca e sporca dell’una si fondeva senza punti di sutura nella potenza ruvida o nella giocosità lieve dell’altra; un luogo musicale nuovo che aveva e ha raccolto come un paziente rastrello fans eterogenei, dai puristi del bop agli amanti del post rock, con le dita dei musicisti del trio, Esbjörn Svensson al piano, Magnus Öström alla batteria e Dan Berglund al contrabbasso, a carezzare qualsiasi suono, dal più melodico al più dissonante, senza cesure tonali o di ispirazione. Una band che come nessuna altra aveva bucato il diaframma del proprio confine europeo per essere acclamata in tutto il mondo come la migliore formazione jazz del momento.

Continua a leggere

Tonbruket e Ane Brun, energica raffinatezza scandinava all’Auditorium di Roma, 24 novembre 2013

Sold out domenica scorsa all’Auditorium Parco della Musica di Roma l’unica data italiana della norvegese Ane Brun con il quartetto svedese Tonbruket, la ventiduesima di un lungo tour europeo che li ha portati in tutte le città più importanti d’Europa.

 Amata da Peter Gabriel, che l’ha voluta al suo fianco sia in studio che live – così come da Ani Di Franco – Ane Brun è una star assoluta in Scandinavia. In dieci anni ha composto e pubblicato ben sei album in studio, realizzato due live, e suonato decine di concerti ovunque. Per il tour del 2013 ha scelto di essere supportata da una delle formazioni jazz più importanti della scena scandinava (e quindi, europea): Tonbruket, un quartetto nato per volontà di Dan Berglund, contrabbassista del trio jazz più premiato degli anni duemila per l’innovazione del jazz contemporaneo, l’Esbjörn Svensson Trio (E.S.T.).

Continua a leggere

Luca Aquino in concerto alla Casa del Jazz

Luca Aquino in concerto alla Casa del Jazz, Roma, 9 novembre 2013

A volte la cifra del piacere di un concerto è proprio nell’atmosfera morbida, intima e vicina che i musicisti riescono a creare con il pubblico, come fosse la magia di una suonata improvvisata in una baita montana un istante prima che qualcuno dica “buonanotte”, mentre poi invece si resta in piedi a fare musica fino a mattina. E sai che quello che hai vissuto era per pochi, e irripetibile. La performance di Luca Aquino alla Casa del Jazz ha assomigliato a questo: c’era un pubblico ammirato, ma non solo ammirante; c’era un partecipare a qualcosa di personale e gioioso. Il tutto in verità ben lontano da qualsiasi possibile idea di casereccio: la musica è stirata in ogni direzione, come l’album da cui è tratta, aQustico, uscito per la Tùk Music di Paolo Fresu. Da raffinata a animale, da freettosa a standard, da spernacchiata a dolcissima, una galoppata in molti generi dove infatti emerge più la varietà che una stretta originalità compositiva delle melodie, che spesso rispettano criteri di piacevolezza più che di innovazione, facendo brillare maggiormente esecuzione e interpretazione.

Continua a leggere

Primo novembre

Ho scritto un post per i miei amici e conoscenti di facebook, riferito a quanto mi accingo a fare oggi, primo novembre 2013. Si tratta di qualcosa di molto personale, che non avrei mai creduto adatto a un luogo "pubblico" come questo mio sito personale.

Tuttavia, non solo la quantità sorprendente di apprezzamenti e commenti che ho ricevuto mi ha fatto pensare di postarlo qui, ma soprattutto la qualità di ciò che mi è stato manifestato mi ha fatto pensare che potesse avere un suo valore più ampio. La cosa che mi ha più colpito è stato il sentimento di amore universale che quanto ho espresso ha saputo generale, non solo ciascuno per sé, ma ciascuno per l'altro. Ho pensato che fosse una cosa rara e bella, che meritasse un suo spazio qui.

PRIMO NOVEMBRE

Poco dopo Canale, quello spiazzo erboso sulla sinistra, dove c’è un’edicola della Madonna, col tettuccio spiovente di legno. È lì che ci siamo fermati, la mattina del 25 agosto 1981, per fare inversione di marcia e tornare a casa. Avevamo dimenticato di prendere il tuo vestito blu, quello acrilico coi fiorellini, che prediligevi. Avevamo quasi inchiodato sulla provinciale, imprecando per la dimenticanza, quasi fosse grave fare tardi all’appuntamento con il niente all’ospedale di Belluno dove eri da poco morta, mamma.
Avevo subito pensato che non fosse il vestito giusto per una bara, avrei voluto che fosse di un tessuto in grado di decomporsi con te, sbriciolarsi in nulla assieme al tuo viso, la tua pelle, le tue ossa. Non qualcosa che anche dopo mille anni sarebbe rimasto integro, persino nei suoi colori invisibili nel buio della bara. Ed è stato un sollievo, adesso che ti ho fatta cremare, sapere che quel vestito non ti è sopravvissuto, che è cenere con te, nella piccola urna dove ci sono i tuoi resti.
Sto venendo a prenderti mamma.

Continua a leggere