Un chiarimento rispetto a “Dignity” e “O Viveiro Onlus”

Quando andai a filmare “Dignity” al centro O Viveiro due anni fa, il progetto era al suo zenith attraverso l’immenso lavoro svolto da Emanuela Bonavolta, che era stata capace di trasformare il suo grande amore e passione interiori verso gli esseri umani e la sua devozione cristiana in fatti concreti. Era stata capace di tradurre le sue visioni in realtà e il centro ferveva di tutte le attività che avevo incluso nel film, e altri progetti erano sul punto di essere realizzati. Gradualmente però l’organizzazione O Viveiro in Italia aveva preso distanza dalla visione di Emanuela per adottare una linea più improntata a un’idea “caritatevole” di associazione, che si accontenta di mandare semplicemente soldi a delle ragazzine senza prendersi cura delle sfide che le attendono nel loro futuro di persone adulte. Isolata all’interno dell’associazione, Emanuela ha preferito alla fine fondarne una nuova, “Dignity No Profit People”, per poter seguire un percorso differente e molto più dinamico insieme alle persone che condividevano i suoi stessi sogni e progetti, usando la parola “Dignity” per indicare continuità con quello che il documentario aveva indicato come strada principale per realizzare il maggior numero possibile di progetti e offrire un supporto molto più ampio alle diverse esigenze delle ragazze.

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Un uomo che ama le donne: l’inferno della prostituzione raccontato dal poliziotto svedese Simon Häggström

Se potessi costringere tutti gli abitanti adulti del pianeta a leggere un libro per il 2017, sarebbe “Skuggans lag” [La legge dell’ombra, pubblicato dalla casa editrice svedese Kalla Kulor Förlag e non ancora tradotto in italiano – peccato! – ma disponibile in inglese su Amazon] scritto dal poliziotto stoccolmita Simon Häggström. In solo poco più di quattrocento pagine riesce a farci vedere un mondo nascosto, che sarebbe troppo comodo e autoconsolatorio chiamare osceno. Nelle sue narrazioni di esperienze vissute attraverso lunghe notti squallide in macchina a cercare di fermare i clienti delle prostitute, Häggström riesce a raccontare la storia di milioni di donne, di millenni di storia, di miliardi di violazioni. Un libro faticoso, ovviamente, ma imperativo, necessario, squarciante.

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Promo per la Röda Sten Konsthall di Göteborg!

Ho avuto il piacere di realizzre un breve video di conclusione delle attività artistiche del 2016 per la Röda Sten Konsthall, lo spazio espositivo artistico più interessante di Göteborg (per non dire dell'intera Svezia!).

L'intento è quello di riassumere le attività promosse durante il 2016, ringraziando tutte le persone che lo hanno reso di nuovo speciale!

La fotografia e il montaggio sono del grandissimo Magnus Bergström, mio nuovo fedele scudiero, e Mikael Moiner mi ha abilmente assistita alla regia.
Le immagini di archivio sono di Attila Urban e Hendrik Zeitler, mentre la musica è stata composta da Jason Farnham.

 

L’infinito polare: “Antarktis” di Gerry Johansson

Torno a parlare di fotografia per una nuova personale in esposizione alla Elf Galleri di Göteborg. Sotto i suoi selettivi riflettori il fotografo svedese con più riscontro internazionale: Gerry Johansson, con una mostra dal titolo “Antarktis” (“Antartide”).
Si tratta di immagini stampate da negativo ottenuto in analogico in grande formato (8×10 pollici) impresse durante un lungo set di sei settimane in spedizione sull’Antartico. Condizioni proibitive tra temperature polari e venti squassanti, che Johansson ha affrontato con grande caparbietà, aspettando il momento giusto per uscire e scattare in qualsiasi direzione. La composizione dell’immagine è uno degli elementi più appaganti di questa collezione, con immagini che sono sempre quel millimetro diverse da come le avremmo scattate noi. Un millimetro, davvero, che fa tutta la differenza tra un’immagine “pulita e nitida”, e un’opera d’arte.

Durante il nostro colloquio non mi sorprende ma come sempre mi colpisce la grande umiltà (pregio o difetto nazionale degli artisti svedesi) con cui Johansson ha candidamente affermato che gli scatti esposti sono belli, certo, ma scelti tra mille possibili inquadrature poi scartate. Quasi a sminuire – con timidezza – l’imponente fascino del suo lavoro.
E questa cifra di umiltà si riflette nella sua narrazione fotografica dell’Antartide: il nostro essere piccoli e marginali rispetto alla natura, che appare infine così inafferrabile, intoccabile. L’umiltà del nostro essere piccoli, che ci dovrebbe far sentire fragili, vulnerabili. Ci riporta al “Dialogo della Natura e di un Islandese” dove Madre Natura non è matrigna quanto indifferente a noi, ignara delle nostre esistenza a causa dei meccanismi maggiori della sua grandezza. Dovremmo conservare questa sensazione di timore rispettoso, dovrebbe guidarci nelle scelte quotidiane legate agli idrocarburi. Alcune foto hanno come sfondo delle nuvole scure, un presagio di tempo funesto: dovremmo prenderle come un monito alla nostra scelleratezza.
Ma una delle cose che colpisce di più di queste immagini è che nella maggior parte dei casi non abbiamo riferimenti dimensionali per la comprensione di ciò che vediamo. Una cresta di neve scolpita dal vento potrebbe misurare un metro come cento, uno sperone di roccia potrebbe essere di qualche centimetro, o grande come una nave. Le immagini della natura antartica sono tanto immani quanto incommensurabili, e nella contemplazione siamo costretti a compiere un’operazione difficile: rinunciare a poterle valutare, a sapere ciò che stiamo guardando, a riconoscerlo. E la difficoltà sta nel riuscire a non sentirsi spiazzati dall’impossibilità a una classificazione, e quindi al giudizio, e quindi al controllo e in ultima analisi al dominio su ciò che vediamo. Perdiamo la consolazione del possesso di coordinate e quindi di una verità certa. Perdiamo la sensazione di confine, contenimento e senso: siamo piccoli, siamo nulla. E dato che ai poli la Terra è più piatta e schiacciata, il punto di curvatura ridotto consente una visione molto più lunga dell’orizzonte, producendo un effetto di infinitezza che davvero richiama la “vaghezza” leopardiana, e il suo “L’Infinito”.

Nella foto Gerry Johansson tra i due galleristi Dan Isaac Wallin e Jesper Witte

La poesia e lo spirito

Rappresentante per la Röda Sten Konsthall

Da qualche mese ho l'onore di essere stata eletta come rappresentante per l'Assemblea Soci di uno dei luoghi più belli di Göteborg, la Röda Sten Konsthall, un ex centrale termica che è stata trasformata in uno spazio espositivo meraviglioso. In questi giorni sono presente di persona con il mio collega Benny Farsäter per il mercato artistico di natale. Se siete in zona, vi invito a passare!

Testimonial per l’Ambasciata di Svezia!

Un piccolo video di auguri natalizi che mi è stato gentilmente chiesto dall'Ambasciata di Svezia in Italia, per raccontare la bellezza del mese di dicembre sulla loro pagina di Facebook
Ogni anno viene presentato un calendario dell'Avvento, e questo piccolo video è stato la finestrella numero 9 🙂
Una cosa molto semplice ma spero simpatica, realizzata insieme a mio marito, il fotografo Mikael Moiner.