Siamo i rom che si credono qualcuno

16-02 rom borasÈ evidentemente troppo tardi per una segnalazione della mostra Vi är romer [Siamo rom] ché − oltre a essere in chiusura − è allestita nella Kulturhuset [Casa della Cultura] di Borås, una cittadina della Svezia centro-occidentale in cui è assai dubbio che qualcuno possa mai capitare, a Febbraio; peccato, perché la città offre molto sotto il profilo artistico-culturale. Ma lo faccio comunque, non solo perché è la più avvincente mostra non artistica che abbia mai visto (e infatti ha vinto dei premi) ma soprattutto perché ciò che ne resterà, dopo il 29 febbraio, è un valore non legato al tempo; e di questo bisogna parlare. Continua a leggere

Grazie di cuore!

Grazie di cuore a tutt@ quelli che hanno letto e fatto circolare il mio articolo sull'endometriosi uscito per La poesia e lo spirito.

Vi assicuro che non avrei MAI pensato che sarebbe stato visualizzato più di diciassettemila volte. Cifre che mi fanno un po' tremare, perché raccontano di molte sofferenze, ma anche sperare che quello che ho scritto possa servire a qualcuna di noi.

Grazie, infinite.

Donna, non mestruare con dolore

Covo questo pezzo da sette anni: tanti ce ne sono voluti perché io mi sentissi finalmente pronta a metabolizzare un tema così spinoso come la mia possibilità perduta di essere madre. E anche se ancora oggi continuo a sentire resistenza all’idea di ripercorrere il mio calvario, ho scelto di farlo per saldare un intimo debito di sorellanza verso tutte le donne, che voglio onorare a qualunque costo.

Continua a leggere

BUON 25 APRILE!

L'altro giorno al bar sotto il mio ufficio, nell'usuale folla mattiniera, c'era anche una coppia di adolescenti down, molto carini. Lui castano e lei bionda, con occhi celesti e grandissimi. Minuti e ridanciani, tutti manine strette e bacini fugaci, come qualsiasi coppia adolescente.
La coda per la cassa era il solito caos tra turisti in fila perfetta e italiani che da ogni parte passavano davanti, magari senza neanche comprendere l'esistenza di una fila, in un bar. La coppietta veniva quindi in qualche modo respinta indietro, come i più sprovveduti degli stranieri. Ero combattuta da morire se aiutarli o meno, timorosa di infliggergli in qualche modo l'umiliazione della dipendenza, quando lui a un certo punto l'ha guardata con uno sguardo seccato dicendo "aspetta, ci penso io", e si è dedicato con piglio a occupare un posto nella fila.
Vorrei augurarvi con questa storia un buon 25 aprile, anniversario della Liberazione dal Nazifascismo in Italia. Perché questa coppia tenera e piena di dignità e bellezza non avrebbe avuto alcuno spazio in una nazione Nazifascista, se non in un forno crematorio.
Perciò, auguri, di cuore.

Scatto di Carmen Mazzitelli

Primo novembre

Ho scritto un post per i miei amici e conoscenti di facebook, riferito a quanto mi accingo a fare oggi, primo novembre 2013. Si tratta di qualcosa di molto personale, che non avrei mai creduto adatto a un luogo "pubblico" come questo mio sito personale.

Tuttavia, non solo la quantità sorprendente di apprezzamenti e commenti che ho ricevuto mi ha fatto pensare di postarlo qui, ma soprattutto la qualità di ciò che mi è stato manifestato mi ha fatto pensare che potesse avere un suo valore più ampio. La cosa che mi ha più colpito è stato il sentimento di amore universale che quanto ho espresso ha saputo generale, non solo ciascuno per sé, ma ciascuno per l'altro. Ho pensato che fosse una cosa rara e bella, che meritasse un suo spazio qui.

PRIMO NOVEMBRE

Poco dopo Canale, quello spiazzo erboso sulla sinistra, dove c’è un’edicola della Madonna, col tettuccio spiovente di legno. È lì che ci siamo fermati, la mattina del 25 agosto 1981, per fare inversione di marcia e tornare a casa. Avevamo dimenticato di prendere il tuo vestito blu, quello acrilico coi fiorellini, che prediligevi. Avevamo quasi inchiodato sulla provinciale, imprecando per la dimenticanza, quasi fosse grave fare tardi all’appuntamento con il niente all’ospedale di Belluno dove eri da poco morta, mamma.
Avevo subito pensato che non fosse il vestito giusto per una bara, avrei voluto che fosse di un tessuto in grado di decomporsi con te, sbriciolarsi in nulla assieme al tuo viso, la tua pelle, le tue ossa. Non qualcosa che anche dopo mille anni sarebbe rimasto integro, persino nei suoi colori invisibili nel buio della bara. Ed è stato un sollievo, adesso che ti ho fatta cremare, sapere che quel vestito non ti è sopravvissuto, che è cenere con te, nella piccola urna dove ci sono i tuoi resti.
Sto venendo a prenderti mamma.

Continua a leggere

Ciao Gio…

Quanto è stata importante Giovanna De Angelis, per la letteratura italiana.
Quanto ha dato come editor, per anni, a tanti romanzieri e romanziere, con generosità e attenzione, con cura e delicatezza infinite. E che percorso precoce e lungo ha fatto, col suo talento straripante, il senso della bellezza della parola immenso, esercitato con dolcezza ferma a cui ci si poteva appoggiare. Lo dice chi ha lavorato con lei, i fortunati che l’hanno fatto.
E i suoi tanti altri interessi, l’attenzione alle donne, la poesia, il suo amore per la musica; il suo senso così forte di giusto e sbagliato, di retta e torta via, che l’ha portata a scelte difficili dove è stata disposta a pagare di persona pur di non fare compromessi con la sua etica. Perché i suoi bellissimi occhi di ambra liquida potevano diventare anche molto acuminati, e renderla decisa sulle cose in modo irrevocabile, toglierle la paura di portare fino in fondo le sue scelte, farsene carico.
Per questo mi piaceva così tanto Giovanna.
Ma non era per questo che le volevo bene. Gliene volevo perché era una donna con un cuore bello e libero, forte, meridionale, solidale. E una volta che ci siamo incontrare a pranzo per scambiarci dei contatti e delle informazioni professionali, sedute all’aperto in una terrazza di sole e di vento, siamo finite a farlo con un senso quasi archetipo di solidarietà femminile, come sorelle complici. Coi suoi sorrisi dall’altro lato del tavolo, le labbra, i capelli, gli occhi di ambra liquida, la pelle bellissima. E un abbraccio di saluto che non finiva più.
Ti porto dentro così Giovanna, con gratitudine e dolore.

Auguri!

Ciò che auguro a tutti voi è che questo sia un anno di somiglianza.
Che la vostra vita vi assomigli, che ci siano più momenti che riconoscete come autentici per voi di quelli in cui siete costretti a vivere situazioni che non vi interessano o che vi fanno addirittura del male. Che abbiate accanto qualcuno che vi assomigli al punto da sapere in che modo autarvi a vivere nella somiglianza con voi stessi, e che vi assomigli al punto da sapere anzi essere la persona con cui sentire identità e piacere di vita che scorre.
E che assomigliate a voi stessi, che guardandovi vediate nello specchio limpidezza, consapevolezza, coraggio, capacità di evolvere e abbandonare zavorra di vecchio dolore spelacchiato ancora usato come alibi e scudo.
Dico addio con gratitudine questo ennesimo anno a marce ridotte e scarponi ramponati ai miei piedi. Considerare che ho girato un cortometraggio di cui avevo immaginato scene e dettagli anni prima di anche solo pensare che avrei mai lavorato come filmmaker, e che sono arrivata in cima a una montagna che temevo inespugnabile, mi fa credere che nel 2013 completerò la mietitura di ciò a cui aspiro da sempre, e che oggi conosco.
Che il 2013 ci somigli  : o )

End of the world melancholia blues

Non credo che oggi finirà il mondo, anche se il pianeta sarebbe migliore senza la razza uomo, saprebbe lentamente curarsi da tutte le ferite che gli abbiamo inferto. Credo che ci serva pensare che il mondo possa finire per capire meglio ciò che abbiamo, penso che abbiamo bisogno di avere paura per pensare che la controlliamo, anche se alla fine siamo solo capaci di esserne schiavi.

Per parte mia, mi va bene andare. Ho fatto molte cose, ho lasciato un segno del mio passaggio su questo pianeta e in questa era, anche non ci fosse nessuno a vederlo. Ho amato molto e sono stata amata. Ho amici preziosi e una famiglia in buona parte adorabile. Non ho odio per nessuno, anche l’unica persona che ha meritato il mio disprezzo ora inizia a prendere la mia pena.

Posso andare, quindi. Manca solo una cosa, la più importante. Per questo il mondo non finisce oggi. Per le tre stelle che devo ancora veder splendere.

Louis Malle vs Asghar Farhadi: il mondo che cambia

Ci sono questi film la cui mancata visione mi dà quasi un senso di disagio, come stessi seduta al banco di scuola senza aver fatto i compiti. Questi titoli così famosi, le correnti di genere, i registi “importanti”: cose che si devono conoscere, in un contesto di media cultura qual è la mia. Quel minimo che mi consenta di stare su media e non mediocre, ecco, senza pretendere troppo.
Ogni tanto cerco di pitturare qualcuna delle mie macchie di leopardo, e di solito lo faccio con un’attitudine emotiva e sentimentale, pronta all’innamoramento artistico. Così ho iniziato a guardare Les Amants, un film del 1958 di Louis Malle – anni che ce l’avevo lì. Anche perché il suo Au revoir les enfants non solo mi era piaciuto molto, ma mi aveva proprio commossa.

Continua a leggere