Porcellana

Ieri ho brevemente conosciuto una giovane scrittrice italiana molto nota. Ero con uno dei miei più cari amici, che la conosce, e ho percorso qualche metro di strada con lei; nient’altro, ma l’ho studiata attentamente.
Qualche anno fa ha scritto un libro acerbo e precoce che ha venduto cifre a sei zeri, in tutto il mondo. Un libro che mi ha fatto sentire addolorata e arrabbiata. E avrei voluto sgridarla per essersi così esposta, come zia brusca dal cuore buono. Però non si può sgridare chi ha bisogno di amore.
È una ragazza minuta, una piccola bambola di porcellana, con un cuore d’argilla. Credo che si chieda se la gente la riconosca, per strada; pare contenta se questo accade. Quando una voce maschile la chiama per nome le scappa un piccolo sorriso che vorrebbe nascondere, ma è già volato via, e io vorrei abbracciarla.
Sono sicura che quegli zeri le danno coraggio.
Sono sicura che ha qualcosa che grida dentro, e che pensa di saperlo gestire, ma ho la sensazione che ci vorrà ancora del tempo. Ho la sensazione che senta la sua forza e voglia con onestà produrre letteratura. Credo che ci si aggrappi, a questo, che lo senta suo, che non si dia dell’impostora perché il suo primo libro ha avuto culo. Credo che abbia una fiducia nascosta in sé, più alta del minuscolo tacco della sua scarpa cinderella. Ha piedi molto piccoli, chissà se sono carini come il suo viso da ciliegia bambina. E mi viene voglia di dirglielo che non le serve questo apparato, che non ha bisogno delle scarpe col tacco e il trucco sul viso, il vestitino verde e gli occhiali da sole. Che può essere semplice e credere nella sua forza, cambiare pelle, buttare via la vecchia. Lei direbbe che queste cose le sa già, pensando che sono presuntuosa. Ma io voglio dirglielo lo stesso: tieniti stretta alla tua fiamma, vai per la tua strada.