Squadra, sostantivo femminile

Non sono molto interessata allo sport e non seguo nessun tipo di evento agonistico, tutt’al più mi può capitare di intercettare per caso quello che (di rado) guarda mio marito. Ma il precedente era invece un grande tifoso romanista e mi è a volte “toccato” − per ragioni di socialità − seguire alcune partite in televisione, sentendomi invasa dalle urlate cacofonie del pubblico, le risse sul campo e sugli spalti, le scorrettezze tra giocatori, i gesti violenti, le grida razziste e sessiste. Qualcosa che ho sempre trovato una via di mezzo tra l’ansiogeno e l’urticante.

Per combinazione ho visto invece qualche partita di questi mondiali femminili, e mi si è aperto un mondo: un calcio senza tutto quell’orrore! Solo un bellissimo gioco, messo in atto da squadre vere, piccoli stormi armoniosi che concorrono alla vittoria insieme, e non capricciosi ed egocentrici calciatori, esperti in furbizie, inganni, teatro.

Il calcio femminile mi è parso in questi giorni composto in prevalenza da giovani donne autentiche e leali che fanno il loro lavoro con felice passione. Ripagate dagli spalti dove compaiono migliaia di giovani e giovanissimi, bambini e famigliole serene e senza timori per la propria incolumità, cori incoraggianti e sportivi, e un gran bel gioco senza teatrini, piagnistei, scene isteriche, aggressioni appena l’arbitro non vede e così via schifeggiando. Insomma, che meraviglia!

Chi l’avrebbe mai detto che il calcio potesse essere così bello?

Le donne visibili
La poesia e lo spirito

 

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