La calma composta e incantatrice del Helge Lien Trio: Badgers and other beings

C’è una qualità speciale nella musica jazz norvegese −e islandese− che la rende riconoscibile persino rispetto alle “cugine” nordiche (svedese, danese e finlandese): un legame profondo, ancestrale, quasi mistico, persino panteistico, con la Natura. Come se sottinteso a ogni accordo ci fosse un’ampiezza di respiro contemplativo di un paesaggio, che sia marino o montagnoso –in Norvegia acqua e terra sono inseparabili− o legato alla fauna o alla flora, o alla coltre bianca che per molti mesi vernicia il suolo di spazio. E quella contemplazione si trasforma spesso in un’introspezione quasi meditativa, che per alcuni prende una sfumatura collegata al divino (penso a Tord Gustavsen, ad esempio) e per altri resta vicina al senso largo ma anche magnificamente minuscolo della Natura e i suoi segreti. Credo che possa forse risiedere in questo il motivo per cui gli italiani −che per cementificazione, sovraffollamento e alienazione urbana hanno smarrito il proprio Eden− hanno un amore particolare per la musica norvegese: ci ritrovano un Paradiso Perduto.

Lo splendido, raffinatissimo album Badgers and other beings (Tassi e altre creature) appartiene a questo mondo, lo accarezza con grazia e originalità, equilibro, senza diventare ripetitivo nonostante la riconoscibilità dello stile del talentuoso Helge Lien. L’attuale formazione in trio di questo grande pianista vede oltre al “solito” eccezionale contrabbassista Frode Berg −uno dei migliori della scena jazz norvegese− il batterista Per-Oddvar Johansen, altro enorme talento e grande personalità, che tuttavia non impone sui pezzi, mettendo anzi quasi in ombra le sue capacità di jazzista sperimentale per “limitarsi” a fornire splendide scansioni e sottolineature delle partiture melodiche e ritmiche dei suoi compagni. Helge è un pianista molto completo, sicuramente sul solco della migliore tradizione pianistica nord europea, spesso con qualche tinta virata sul classico, ma anche vicino a Jarret e Mehldau, con una personalità similmente schiva e intimista.

Molti dei brani sono ispirati alla natura anche nei titoli, trovando la loro eco in quello dell’album, ma prevale una grande variazione tematica e musicale. Il primo brano, “Mor” (Madre) ha un andamento elegante e sereno, con un ritorno quasi circolare su se stesso, mentre “Joe” è quello con uno dei migliori groove, con un suono abbastanza “americano”, pur sempre filtrato dalla sensibilità nordica che ritorna soprattutto nel piccolo reef che lega insieme il brano. Il terzo pezzo è “La vipera” (“Hoggormen”), e ne porta tutto il senso di sinuoso pericolo. Entriamo poi negli abissi con “Hvalen”, (la balena), ricca di suoni attutiti e silenzi glaciali. Johanssen compie un lavoro fantastico con le percussioni e anche il suono del contrabbasso di Berg arriva quasi attutito, senza note se non quando sottolinea il pianoforte, come avesse una propagazione muta.

La quinta traccia “Folkmost” ha qualcosa di folcloristico e popolare nel suo incedere, con il motivo portante che fa pensare quasi a un ballo di campagna, finché non si disperde nella splendida esecuzione di Berg. Il successivo “Early bird” è forse il più vicino a un jazz classico, e fortemente meditativo, mentre l’asciutto e notturno “Knut” ospita una delle migliori interpretazioni di Frode Berg.

“Calypso in five” è l’unico pezzo dell’album con un sound sottilmente latino, evocando appena ogni tanto i quattro accordi di “Guantanamera”, e uno dei più memorabili anche per il fantastico lavoro di Per Oddvar Johansen, ripetuto con un contenuto diverso nel pezzo successivo “The new black”: un nero inquietante, sottolineato dal rullare marziale della batteria, e dalla cupezza dello struggente pianismo di Lien; il pezzo forse più vicino al lavoro di Esbjörn Svensson e del suo trio. La conclusione è nella Ninnananna del tasso (“Badger’s Lullaby”) che fa prendere con dolcezza congedo da questo specialissimo, sofisticato ma emotivamente ricco mondo che Helge Lien ha creato con forza discreta, per una casa discografica tedesca, l’Ozella, che riesce davvero a scovare talenti nascosti in ogni angolo d’Europa: da seguire in ogni suo passo.

“Badgers and Other Beings”, Ozella Records, 2014

  1. Mor
  2. Joe
  3. Hoggormen
  4. Hvalen
  5. Folkmost
  6. Early Bird
  7. Knut
  8. Calypso in Five
  9. The New Black
  10. Badger's Lullaby

Helge Lien: pianoforte
Frode Berg: contrabbasso
Per Oddvar Johansen: batteria

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