Io, emigrata poligama al voto – Una narrazione tragicomica

Qualche giorno fa mi è arrivata una raccomandata dal ministero dell’interno, qui in Svezia. Era la mia scheda elettorale. L’indirizzo di residenza era quello giusto, ma il nome indicato sulla busta era Mazzitelli Tigerström Monica.

In Svezia è possibile cambiare cognome (e nome) con grande elasticità. Salvo alcune comprensibili restrizioni, modificare la propria anagrafica è praticamente una passeggiata, anche per quanto riguarda documenti, banche, contratti eccetera. All’85%, avviene tutto in modo automatico, con un effetto domino per cui fatto cadere il primo mattoncino, gli altri continuano a cadere da soli e non c’è bisogno di sbattersi più di tanto.

Quando ho sposato il mio attuale marito Mikael, lui portava ancora il cognome della sua ex moglie, e aveva quindi in animo di cambiarlo, anche perché questi erano i loro accordi. Ma eravamo molto felici del nostro nuovo amore e, con la scusa che eravamo in viaggio a New York per il suo cinquantesimo compleanno, ci siamo sposati. Anche lì fu divertente perché in Svezia c’è pure la possibilità di scegliere quale nome è il “tilltal namn” (“appellativo”), ovvero: a prescindere dal nome registrato all’anagrafe, si può scegliere quale utilizzare in modo corrente. E mio marito Mikael è in verità “Sven Mikael” sul passaporto, per cui l’addetta comunale, quel 28 aprile 2016 a New York, fece sposare Monica e Sven, cosa su cui ogni tanto continuiamo a fare battute.

Al momento del mio trasferimento definitivo in Svezia, l’anno scorso, mio marito aveva da un pezzo cambiato il suo cognome in “Moiner”. Ce lo siamo inventati mischiando insieme i cognomi della coppia di amici che ci aveva fatti conoscere, un tributo al loro buon ufficio. Quando ho registrato Mikael come mio marito in ambasciata, mi è bastato presentare il certificato di matrimonio americano, il cambio di cognome effettuato e la copia del suo passaporto per ottenere la sua registrazione corretta con tanto di regolare codice fiscale alfanumerico basato su Moiner Sven Mikael. Non ci ho creduto finché non l’ho visto nero su bianco, lo ammetto, ma è davvero arrivato giusto.

Ci siete ancora? Daje.

Sennonché, con molta molta calma (per i non romani, la pronuncia è “moRta moRta GaRma”) il matrimonio è stato finalmente registrato anche al comune di Roma che, in spregio a quanto riconosciuto dall’ambasciata di Stoccolma, dice che io sono attualmente sposata con un certo Sven Tigerström − che ha Mikael come secondo nome. Non ho spiegato a mio marito la questione della virgola tra i nomi di battesimo ché se no li devi scrivere sempre tutti. Confesso che per la vergogna non ne ho avuto ancora coraggio. Dalla mia il fatto che esista in entrambe le lingue un proverbio che mi giustifica: “ogni giorno la sua pena” c’è anche in svedese con “quel giorno, quella pena” (non so se notate la sottile differenza laddove nella versione svedese emerge una briciola di fatalismo protestante in più. Va beh, divago.)

Ci siete ancora? Daje.

Insomma mi arriva questa raccomandata che mi invita a recarmi a votare a 300 chilometri da dove abito perché non sia mai che io possa votare per posta, nel ventunesimo secolo. Del resto cento anni fa in quanto donna in Italia non avrei manco votato, e quindi di che mi lamento? L’importante è anzi che per miracolo io sia riuscita a ritirarla dacché era a intestata a Mazzitelli Tigerström Monica! Eh già perché io non ho nessun documento dove ci sia scritto il mio nome e cognome in questo modo, e a questo punto, neanche mio marito.

Sono andata a ritirarla al supermercato/ufficio postale vicino casa, sfoderando il mio più grande sorriso e la faccia di bronzo di attrice mancata che ho. Fortuna ha voluto che al banco fosse seduta una delle cassiere più simpatiche, per cui le ho dato il foglio insieme alla mia carta di identità svedese, mitragliandola di chiacchiere e viscidi complimenti sul suo nuovo taglio di capelli per cercare di distrarla e – alé!!! – non ci ha fatto caso e me l’ha consegnata comunque!

Cosicché adesso, se io e Sven Tigerström volessimo farci una gita in macchina fino a Malmö (la terza città della Svezia, dove c’è il seggio elettorale, che manca invece qui a Göteborg, seconda città del Paese – eh???) potrei votare per le europee per un partito italiano ma poi, rientrando qui a Göteborg, potrei andare a votare di nuovo, per un partito svedese. (Eh???)

Comunque, prima o poi cercherò di risolvere il problema della poligamia italiana, anche se l’ambasciata di Stoccolma non mi ha dato molte speranze. Credo che sarà in effetti impossibile convincere il Comune di Roma che in Svezia ci si può inventare un cognome e cambiarlo. Nel mio futuro vedo solo grandi cammelli che cercano di infilarsi in crune di aghi.

Ma metti caso riuscissi a fare questo miracolo, di una cosa sono certa: checché ne dica il Comune di Roma, il Ministero dell’Interno, l’Ambasciata d’Italia in Svezia e pure il Sua Maestà il re Carlo XVI Gustavo, mai e poi mai tutto ciò sarà bastevole per l’ufficio INPS: lì sono ancora registrata come Monica Mazzitelli Bugatti, il cognome del mio secondo ex marito da cui sono divorziata dal 2006. Ma niente, per l’INPS vale il decreto Pillon retroattivo e ante litteram.

Sipario.

Dalla vostra umilissima poligama eccetera eccetera, per oggi è tutto.

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