Doctor 3 proudly presents “Doctor 3”: di come i padri abbracciarono i figlioli prodig(h)i

Auditorium Parco della Musica, giugno 2014: concerto gratuito di presentazione del nuovo lavoro dei Doctor 3 e l’atmosfera è festosa. La Sinopoli fin troppo piena per un matinée giocato contro la prima giornata gloriosamente estiva di quest’anno, e infatti la sala conta una piacevole e inedita presenza di bambini e ragazzi, silenziosi e attenti. Si percepisce un mood davvero affettuoso da parte del pubblico: i figlioli prodighi sono tornati finalmente a casa dopo 5 anni di necessario digiuno, e offrono meraviglie a un pubblico di fan che affollerà poi la libreria dell’Auditorium per acquistare il CD firmato in diretta dal trio. La scaletta del concerto, come sempre estemporanea, è stata quasi tutta presa dal nuovo album, che non deluderà assolutamente i fan più storici della formazione.

La formula è quella solita: classici del rock/pop rivisitati in chiave jazz, più qualche standard. Il nuovo album che si intitola assertivo “Doctor 3” (Parco della Musica Records, in associazione con Jando Music) spazia e pilucca dai Bee Gees ai Doors, non triturando nella resa ogni suggestione melodica ma tirandone fuori una diversa essenza. In effetti, le parti migliori sono spesso quelle dove il pezzo originario sparisce come in Kandiski l’oggetto della rappresentazione, diventando altro: giochi melodici, complicità, stile. E il cantato scompare, si mimetizza, come nel finale di Life on Mars dove Pietropaoli e Sferra partono con un groove irresistibile. La complicità riduce spesso la sala a un salotto, e su Check to cheek scappa quasi una risata nell’assistere al divertimento di Rea, che scherza con la tastiera come un prestigiatore con il suo mazzo di carte.

Altro momento magico il lungo assolo iniziale di Pietropaoli prima di How deep is your love dei Bee Gees. e un momento in cui Sferra − con la sua precisione micronmetrica nel tocco − riesce a giocare con il volume del suono, alternando in modo straordinario vuoto e pieno, ed è speciale  anche durante (Ain’t) No sunshine, dove i suoi gorgheggi dalla cadenza un po’ africana rendono più ipnotici alcuni passaggi.

 

Concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, 8 giugno 2014

Scaletta:
Up Where We Belong, Ain't Misbehavin', Cheek To Cheek, Life On Mars, How Deep Is Your Love, Will You Still Love Me Tomorrow, The Nearness Of You, Ain't No Sunshine, Unchained Melody.

Danilo Rea: pianoforte
Enzo Pietropaoli: contrabbasso
Fabrizio Sferra: batteria

Jazzitalia

This entry was posted in Articoli - Recensioni di musica, Su JazzItalia. Bookmark the permalink.

Comments are closed.