Louis Malle vs Asghar Farhadi: il mondo che cambia

Ci sono questi film la cui mancata visione mi dà quasi un senso di disagio, come stessi seduta al banco di scuola senza aver fatto i compiti. Questi titoli così famosi, le correnti di genere, i registi “importanti”: cose che si devono conoscere, in un contesto di media cultura qual è la mia. Quel minimo che mi consenta di stare su media e non mediocre, ecco, senza pretendere troppo.
Ogni tanto cerco di pitturare qualcuna delle mie macchie di leopardo, e di solito lo faccio con un’attitudine emotiva e sentimentale, pronta all’innamoramento artistico. Così ho iniziato a guardare Les Amants, un film del 1958 di Louis Malle – anni che ce l’avevo lì. Anche perché il suo Au revoir les enfants non solo mi era piaciuto molto, ma mi aveva proprio commossa.

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Quota 3220 metri s.l.m.

Addizionare tutti i mesi che ho passato nel paese di montagna dell’Agordino dove ho casa da quando sono nata, e scoprire che la somma equivale a circa sette anni. Sui miei quarantotto. Sono moltissimi.
Sette anni: un settimo della mia vita. E ogni giorno vissuto lì – se le nuvole me lo hanno permesso – ho chiuso la giornata guardando il tramonto verso il Civetta, o “la” Civetta.
Ho sempre detto “il” Civetta, usando il maschile a sottintendere “monte”, anche se non è quello che ho fatto con altre montagne dal nome femminile: ho sempre detto la Marmolada, le Tofane o l’Auta, ad esempio. Ho capito solo ora che dire il Civetta era un modo per darle del lei.

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Skyfall: Bond sulla linea d’ombra

Il mio secondo pezzo per il blog su l'Unità.

C’era così tanto da scrivere su questo film che l’unico modo che ho avuto per farlo serenamente è stato partire con l’idea che sarebbe stato impossibile dire tutto. E nonostante le mie migliori intenzioni, questo post non è affatto breve, e non è neanche una recensione quanto più una critica, perciò più adatta a chi il film l’ha già visto. Mi appello alla clemenza della corte augurandomi di riuscire a farvi arrivare in fondo a bordo delle mie montagne russe di associazioni di idee, frantumi di suggestioni, lacerti di reminiscenze scolastiche, poesia, e qualche milione di metri di pellicole. E ora partiamo! 🙂
Per quanto non si direbbe, a conoscermi, io sono una fan acritica dei Bond movies: ho visto quasi tutti i film, almeno tre volte, con punte di una dozzina di ripetizioni. Non li distinguo uno dall’altro, volutamente: per me Bond è un archetipo a prescindere dall’attore che lo interpreta, una sorta di noumeno platonico. È un agente segreto che esiste realmente, e che anche in questo istante è in missione da qualche parte; quale sia, lo scoprirò nel prossimo film. La premessa solo per far capire che quanto sto per dichiarare non ha nessun contenuto denigratorio o sminuente, per me. Lo dico: Skyfall è molto più di un Bond movie.

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“La pace con voi” per inaugurare il mio blog su l’Unità

Sono molto felice e lusingata di essere stata invitata dall’Unità a tenere un mio blog d’autore. Ho deciso di chiamarlo “Tu, quore”, con questa motivazione:
Un blog per scrivere di quello che mi tocca nel profondo. Non parlo di passione, una parola con quella doppia sibilante che subito divora e disperde, autocombusta, superficiale e capricciosa. Parlo di tenaci tessuti di miocardio che si muovono e abbracciano il mondo che vedo: si tratti di persone, libri, musica, film, arte, visione delle cose, o riflessioni. Questo leggerete qui, se vorrete. Scrivere è il mio modo di essere mondo.

Come primo pezzo, ho scritto qualcosa di molto quoroso, sulla pace… eccolo:

La pace con voi
C’è stato un momento della mia vita, più di 30 anni fa, in cui il mio mondo veniva giù come bastioni di un castello di sabbia. Mia madre moriva di cancro e la nostra casa andava a pezzi di abbandono, ognuno di noi cucito muto nell’impossibilità di gestire questo dolore e comunicarlo agli altri, condividerlo. Avevo appena ficcato il naso nell’adolescenza, e facevo quasi solo cose sbagliate, mentre cercavo di alzare uno sguardo di sfida ai mostri delle mie paure, intanto che l’angoscia scavava un millimetro di buco allo stomaco al giorno. Avevo bisogno di allontanarmi dal castello sul mare, di non assistere ai crolli.

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Dolomiti Contemporanee, arte solida

Da quando sono nata la mia famiglia ha una casa nel bellunese, al confine con il Trentino, e se faccio la somma di tutti i mesi che ci ho passato, diventano almeno 6-7 anni della mia vita. Sono molti, e ce li ho scolpiti addosso, solchi d'amore e gratitudine. Quest'estate sono andata a Taibon Agordino a vedere una mostra, senza avere idea di cosa fosse, e sono rimasta colpita in modo potente dall'intero progetto. Dolomiti Contemporanee è una scatola che contiene idee profonde e vorticose, e ho sentito il bisogno di scriverne. Due pezzi, uno per Bcomeblog, un blog di arte gestito da Marianna Fratterelli e Giorgio Specioso, che sono due persone speciali, e l'altro per l'Unità.

Eccoli qui.

Dolomiti Contemporanee: il coraggio dell’ambizione

Conosco il ventre di queste valli da quando ho vita, il sapore ferrigno che ti lasciano in bocca certe loro solitudini quando cala il sole, d’estate; pareti intere di roccia trapanate di vecchie gallerie per i treni delle miniere che non passano più da cent’anni, finiti i tempi d’oro dell’estrattivo; le strade troppo vicine al letto del fiume azzannate dalle alluvioni del ’66, e le loro ragazze esodate a Roma o Milano a fare le balie o i mestieri; i paesini coi morti ammazzati su cui fare silenzio; il beyond-Cortina che ha arrancato, prima dell’era falsa ma rassicurante dei cannoni sparaneve; le mani grezze e scure di chi andava a falciare da quando aveva cinque anni, che negli anni sessanta e settanta scappava in Svizzera a incassare buste paga operaie al gusto di razzismo, o in America; e infine le fabbriche che alimentano il mito del Nord-Est, e quelle che non ce la fanno.

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Sycamore Age

Spettacolare album di una band che riassume e distilla in sé TUTTA la mia musica rock preferita con i piedi cementati dentro i Beatles.. un disco che ho recensito con slancio, sabato prossimo a Roma al Circolo degli Artisti, consigliatissimo…

Sycamore Age – Sycamore Age
(Santeria 2012)

Due estati fa ero ad Arezzo con Andrea Chimenti per una sera di chiacchiere, lucciole e molta musica. A un certo punto, quasi timidamente, mi chiede se voglio ascoltare un demo, un progetto a cui suo figlio Francesco sta lavorando con un amico e con Stefano Santoni dei Kiddy Car. Gli dico di sì, certo, e già dopo il primo pezzo mi cadono letteralmente le orecchie: “Ma questi sono una bomba!”.
Diciannove mesi dopo la voce di Francesco Chimenti, una voce di purissimo rock, autorevole, pazzesca, propulsiva, modulabile all’infinito, svergognata, galoppante, profonda come il mare, risuona nelle mie casse letta dal cd con il dorso colorato di caleidoscopiche farfalle dei Sycamore Age: la band di ormai sette elementi nata intorno a quel primo progetto creato insieme a Davide Andreoni a cui si era presto unito Stefano Santoni. Pochi mesi fa, da quando sono cominciate le esibizioni live, si sono aggiunti altri quattro perfetti elementi: Giovanni Ferretti, Samuel Angus Mc Gehee, Nicola Mondani e Franco Pratesi. Continua a leggere

Un vecchio pezzo su Via Tasso per la giornata della memoria

Ho ritrovato questo vecchio pezzo uscito su L’Unità nell’anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 2005. Sono passati sei anni, e Elvira Paladini purtroppo due estati fa ci ha lasciati, ma conservo la sensazione dell’orrore incredulo quando mi ero documentata per questo pezzo, che spero resti ancora impigliato e riconoscibile in queste righe.

ABITARE LA TORTURA
Celle di detenzione e tortura nazista di via Tasso ancora abitate da privati

Via Tasso sale da Manzoni e sembra infrangersi contro una muraglia, altissima. Viene da alzare gli occhi e cercare il cielo, che oggi è di un azzurro sfacciato. Quando arrivo al portone del Museo Storico della Liberazione di Roma dalla finestra del palazzo di fronte una radio suona “Disco inferno” e mi raggela.
Questa quieta palazzina borghese anni ’20 era della famiglia Ruspoli, che la affitta all’ambasciata tedesca. Dal ’43 fino al giugno del ’44 diventa il Quartier Generale della Gestapo: è qui che Kappler il 28 settembre prende i 50 chili di oro dagli ebrei di Roma. Di fatto, glieli ruba.
È in questo edificio che le SS attrezzano il carcere in cui rinchiudono e torturano partigiani, comunisti, ebrei, omosessuali, anarchici, sindacalisti e persino sacerdoti. Uomini a volte eroici e impavidi, ma più spesso terrorizzati e stremati, ammassati in sei-sette in minuscole celle ricavate da camerette con le finestre murate, senza aria e quasi senza luce, continuamente picchiati e torturati, infine giustiziati, alcuni alle Fosse Ardeatine. Continua a leggere

Intervista a Guido Chiesa e Nicoletta Micheli sul nuovo film “Io sono con te” per l’Unità online

Un nuovo pezzo sullo splendido e commovente film che Guido Chiesa ha scritto con la moglie Nicoletta Micheli, andatelo a vedere….
Guido Chiesa e Nicoletta: ecco la nostra Maria

“Io sono con te”, il nuovo film di Guido Chiesa in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma, è dedicato alla figura della Madonna e la racconta da un punto di vista inedito e illuminante: Maria protofemminista come grande artefice della personalità di suo figlio Gesù.

Il più filmico dei lavori di Guido Chiesa, il più emozionante. E con un messaggio: trattate con amore i vostri bambini, ciò che fate ha un peso per tutta la loro vita. “Freudiano” in senso lato questo film che con grande delicatezza e potenza visiva permette di capire, facendoli toccare con mano, i meccanismi traumatici della nascita e della crescita per il cucciolo d’uomo, sottolineando quanto sia importante l’istinto di protezione e fiducia della madre nei confronti di un figlio. Istinto frutto di un amore profondo, libero, consapevole, senza paura. Il sorriso di Maria, interpretata dall’incredibile Nadia Khlifi, attrice non professionista per la prima volta – forse l’ultima? – davanti a una macchina da presa, è l’incarnazione sottile e struggente della madre buona che ognuno di noi ha desiderato e desidera ancora.
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Un pezzo sulle elezioni midterm per l’Unità online

Et voilà, anche in vacanza un pezzo scritto al volo dalla California a proposito dei seggi elettorali visti ieri…. per l’Unità online

Un seggio senza segreti

I miei amici sono Democrats convinti e vogliono andare a votare presto, prima ancora di fare colazione.
“Occhei” dico io “vi accompagno che sono curiosa di vedere come sono fatti i vostri seggi”.
“Si vota in una scuola, qui nel nostro distretto.”
“In che senso ‘nel nostro distretto’, dove altro votate se no?”
“Beh un po’ ovunque, a volte affittano dei locali…”
“Quindi le scuole non chiudono?”
“Ma scherzi?”

Nei miei occhi italiani ci sono i disegni dei bimbi appesi alle pareti, i banchi impilati in fondo alla classe, la lavagna contro il muro, e non riesco a immaginarmi la scena. Che infatti è tutta diversa: la scuola funzione regolarmente, è solo stato allestito un seggio nei locali della biblioteca, dove alcuni bambini peraltro vengono comunque a prendere volumi in prestito. Ci sono delle bandiere stelle e strisce all’ingresso, ma sono quelle dell’istituto. Solo un cartello giallo per strada informa in inglese, spagnolo, filippino e vietnamita, che il seggio è all’interno della scuola, e un altro cartello ci dice dove una volta nel cortile. Continua a leggere